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giovedì, 22 ottobre 2015

3 motivi per cui pentirti se non hai seguito i Mondiali di rugby

di Christian Fusero
Perché certe cose valgono il prezzo del biglietto
I Mondiali di rugby sono uno dei tanti eventi sportivi in programma in questi ultimi mesi del 2015. La competizione è entrata sempre più nel vivo e ormai, tra gli appassionati di questo affascinante sport, vi è sempre più ansia e curiosità di scoprire chi sarà a conquistare il titolo. Ma, lo sappiamo bene, la palla ovale non conquista tutti, anche se va detto che in numeri sono in costante aumento. Non sanno che si perdono? Sì, davvero molto probabile. Ecco infatti tre motivi per cui pentirsi di non aver seguito proprio per nulla e nemmeno per una singola partita la manifestazione.

L'HAKA DEI NEOZELANDESI

Gli All Blacks, ossia la squadra neozelandese di rugby. Basterebbe semplicemente dire solo questo. Ma c'è un qualcosa che li caratterizza e li differenzia in modo abbastanza netto da tutti gli altri. Ovviamente stiamo parlando dell'Haka, la danza tipica del popolo Maori. La Nuova Zelanda la esegue all'inizio di ogni partita, come strumento per caricarsi, per sfidare gli avversari guardandoli negli occhi, cercando magari di intimorirli. E' un qualcosa di emozionante, spettacolare e in grado di scatenare una vera e propria scarica di adrenalina. Un po' come se la storia e la cultura, in quegli attimi, prendesse il sopravvento su tutto il resto. Vale davvero la pena ammirarla, almeno per una volta. Anche se non si è grandissimi appassionati di rugby.



LA BELLEZZA DEGLI STADI

C'è un altro spettacolo nello spettacolo ed 'è quello offerto dagli stadi di rugby,. La competizione si svolge nel Regno Unito, una delle patrie natali di questo sport. La mente va subito al Twickenham Stadium di Londra, l'edificio per il rugby più grande al mondo, costruito nel lontano 1909. Originale invece il Millenium Stadium di Cardiff, dotato di un tetto mobile. Ma hanno grande importanza anche il St James Park di Newcastle, il più antico stadio di calcio del Nord Est del Regno Unito, e l'Olympic Park, il terzo stadio più grande dopo Wembley e il Twickenham Stadium. Insomma storia ed architettonica prestata al rugby. Un altro buon motivo per mettersi davanti alla tv insomma.



LE PARTITE – Australia, Nuova Zelanda, Argentina e Sudafrica: quattro superpotenze del rugby a confronto nelle semifinali di questo fine settimana. Le nazioni provenienti dal 4 Nations hanno dimostrato in questa competizione il dominio assoluto dell’emisfero australe della palla ovale sul Sei Nazioni e il rugby europeo. La sorpresa più grande di questa rassegna iridata è data dai Pumas argentini, che domenica nel tempio di Twickenham affronteranno i titani dell’Australia. Una delle possibili attrazioni, oltre allo spettacolo che le due squadre garantiranno in campo, potrebbe essere la presenza di Diego Armando Maradona, richiesta ufficialmente dal pilone argentino Ayerza. L’esibizione negli spogliatoi di Leicester, dopo la vittoria contro Tonga, potrebbe avere un remake nel caso in cui l’Argentina riuscisse nell’impresa di sconfiggere la resistenza dei favoritissimi australiani. I tabloid inglesi sperano vivamente che ciò accada.

In conclusione, è solito dire che il rugby è una sorta di arte della guerra legalizzata e trasformata in sport. Vedendo il livello di determinazione, grinta, combattività e scontri fisici è sicuramente così. Uno show a cui che a cui è bellissimo partecipare, anche da semplice spettatore. Almeno per una volta. Almeno per i campionati del mondo.

 

 
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