Musica
mercoledì, 16 marzo 2016

Vito D’Eri: “Quanto mi manchi, Lucio Dalla”

di Alessandro Cona
Parla il sosia (e amico fraterno) di Dalla: "Eravamo simili nell'aspetto e nel cuore"


(KIKA) – BOLOGNA – ESCLUSIVO – “Questi me li ha regalati Lucio”, afferma con sguardo fiero Vito D’Eri59enne imbianchino di Bologna - mostrando due cuffie di cotone a righe orizzontali e due paia di guanti senza dita, un marchio di fabbrica dell’estetica un po’ clochard di Lucio Dalla. Sono il ricordo materiale di un’amicizia ventennale profonda, nata nell’estate del 1991 per puro caso. Un gioco del fato. A cominciare da una somiglianza inquietante. “Un pomeriggio incontrai Luca Carboni da un fioraio, in centro a Bologna – racconta D’Eri - Mi vide e scoppiò a ridere: ‘Se Lucio ti vedesse andrebbe fuori di testa’”.



Una telefonata e pochi giorni dopo Vito è dietro le quinte di un concerto di Dalla in Abruzzo, sua terra d’origine. Vestito come Dalla. Lucio mi osservò con un sorriso meravigliato, posò le mani sulle mie spalle, come a specchiarsi, e disse: ‘Impressionante. Ma saranno state delle gran troie, le nostre madri!’. Io gli risposi ‘la mia no di certo, la tua non lo so’”. Da quella sera d’estate, Vito e Lucio diventano inseparabili. Dalla lo porta con sé dappertutto, si diverte a trascinarlo sul palco spacciandolo per l’originale. Con lo stratagemma del playback, manda il sosia alle manifestazioni musicali alle quali non ha tempo di partecipare. Mi diceva sempre: ‘sono circondato da stronzi che mi stanno vicino solo perché sono Lucio Dalla. Tu invece sei un amico vero’.

D’Eri non dimenticherà mai quel weekend in cui confessò al suo “gemello famoso” di essere in serie difficoltà economiche con un mutuo da estinguere pendente sulla testa. “Il lunedì successivo chiamai la banca e seppi che Lucio aveva versato 40mila euro sul mio conto”. Per un altro scherzo del destino, Vito non scorderà nemmeno quel triste 1 marzo del 2012. “Non volevo crederci. Passai tre giorni e tre notti sotto casa sua”. Ancora oggi, non passa domenica senza che D’Eri si rechi con un mazzo di fiori alla Certosa, dove Dalla riposa al fianco di Giosuè Carducci. “Per me è stato come perdere un fratello”.

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