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Elena Radonicich: “Il mio obbiettivo è imparare ad amare”

ELENA RADONICICH FOTO DI ANDREA BERETTONI

 

Altro personaggio presente al Giffoni Experience 2016 è Elena Radonicich.

A 31 anni, l’attrice ha già acquisito una significativa esperienza in teatro, cinema e televisione.
Dopo aver terminato l’ultimo lavoro con Lucarelli la scorsa notte, si è raccontata, in conferenza stampa, con entusiasmo e semplicità.

L’abbiamo vista spesso in produzioni biografiche come Luisa Spagnoli, Pietro Mennea o Adriano Olivetti, ma l’attrice precisa che non è stato un caso e neppure una scelta

“Si tratta sempre di scegliere storie che interessano a noi, questo tipo di lavori, spesso, hanno contenuti di spessore. Ci permettono di capire pezzi di storia della nostra nazione e si portano dentro un insegnamento. Mi intrigava portare alla luce queste storie poco note”

Pur avendo preso parte a questo tipo di progetti, però, ammette di avere un certo timore

“Mi fa paura interpretare personaggi realmente esistiti. Mi affascina di più portare in scena personaggi piccoli, anche beceri e meschini. Non è per forza la grandiosità che mi attira. Vorrei portare in scena la storia di una cantante fallita che non esiste”

Reduce dal successo della serie 1992 di Giuseppe Gagliardi, la Radonicich ci racconta quest’esperienza

“Un’esperienza bellissima perché eravamo sorretti da una sceneggiatura molto forte e stratificata. Credo che questo progetto si distanzi da certi vizi della televisione italiana e questo è un mordente che ho trovato esaltante. Adoro il mio ruolo. Giulia è una giornalista piana di ambizione e competizione, a differenza della sorella. Ognuno dei personaggi contiene una contraddizione, per questo è più vicino alla realtà”

In Luisa Spagnoli ha interpretato l’amica dello storico personaggio, una donna coraggiosa e forte, ruolo che l’ha segnata

“E’ stata un’esperienza molto forte, anche in virtù del fatto che ero in un periodo molto particolare della mia vita. Ero molto affascinata dalla figura di Luisa, pur interpretando l’amica, mi interessava scoprire la storia. Figure come queste, spostano anche i nostri obbiettivi e ci ricordano che certi passi da gigante sono già stati fatti. E’ una nostra responsabilità raggiungere certi traguardi che ci prefissiamo”

Tra gli ultimi film a cui ha partecipato, c’è Senza Lasciare Traccia, di Gianclaudio Cappai. L’attrice confessa la complessità del suo personaggio

“Il mio personaggio si chiama Vera, una ragazza che vive un rapporto morboso col padre e che non ha sviluppato alcuna forma di consapevolezza. Non è libera e, come tutte le persone in questa situazione, non sa di essere imprigionata. E’ una ragazza che ha una colpa che non sa neanche di aver compiuto e di cui però soffre le conseguenze perché è una colpa che risale al periodo dell’adolescenza, quando la malizia non è completamente cosciente. Incontriamo il personaggio proprio nel momento in cui queste conseguenze di ripresentano. E’ molto drammatico, Vera non ha la capacità di salvare se stessa e neanche le persone che ama”

La Radonicich ha anche riflettuto sul potenziale tema che sceglierebbe per definire la sua carriera, senza però riuscire a trovare una definizione unica

“Descriversi è sempre imbarazzante. Vorrei dire coerenza ma la cosa più coerente secondo me è essere incoerenti. Io credo di aver fatto le cose che ero in grado di fare e mi auguro, andando aventi, di essere capace di affrontare prove maggiori. Non ho avuto occasioni clamorose, il mio è stato un percorso graduale. Ora non mi sento fuori posto”

Ricordando la sua infanzia, la protagonista di 1992, ammette di non essere mai stata fanatica della settima arte

“Da bambina non avevo nessuna consapevolezza che avrei fatto questo lavoro, amavo il cinema in maniera assolutamente superficiale e mi divertiva. Se avessi avuto un contesto tale da permettermi di ampliare il mio senso critico o se mi fosse stato chiesto il mio pensiero, io mi sarei sforzata di scoprirlo. Ero molto affascinata dagli attori, ma non ho mai avuto grandi miti, escludendo Leonardo Di Caprio, ovviamente. Titanic è l’unico film che ho visto 3 volte al cinema”

Riguardo alla sua personale destinazione Elena afferma

“Io vivo lanciandomi sempre oltre rispetto a ciò che immagino. Non mi preoccupo del come arriverò a ciò che desidero, semplicemente non mi precludo il desiderarlo. L’unica cosa che mi prefisso nella vita è imparare ad amare, che sia qualcuno, che sia il lavoro, tutto”

Elena dichiara, in conclusione, che ci sarà certamente un seguito di 1992, 1993

“Ci sarà sicuramente un seguito ed io ho già sbirciato” confessa sorridendo prima di congedarsi

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