Cinema e TV
giovedì, 21 luglio 2016

Matteo Garrone riceve il Premio Truffaut al Giffoni Experience

di Federica Volpe
Le favole nere, l'ossessione, Napoli e tutti i temi ricorrenti nei suoi lavori


MATTEO GARRONE GIFFONI FILM

FESTIVAL FORO DI ANDREA BERETTONI

 

E’ Matteo Garrone a ricevere il Premio Truffaut 2016 al Giffoni Film Festival. Il regista si è mostrato molto disponibile nei confronti dei ragazzi ed ha dispensato preziosi consigli ai giovani raccontando loro il suo percorso artistico.

Ha dichiarato che Il Racconto Dei Racconti ha tirato fuori il suo lato da pittore e ha spiegato cosa intende con tale affermazione

“Spesso mi dicono che il Racconto Dei Racconti è un film completamente diverso dagli altri che ho fatto. Forse è vero, ma a me pare che tutti i miei film, dall’inizio, siano spinti dalla necessità di raccontare tramite le immagini. Il mio ambiente è visionario, l’elemento pittorico e fiabesco c’è in tutti i miei film”

Il mondo della fiaba continua anche nel prossimo progetto, Pinocchio, e racconta il suo rapporto col genere fiabesco

“Sarà girato in Italia e in italiano. Stiamo continuando a fare provini e dovrei girare in primavera del prossimo anno, se riesco. Stiamo lavorando sui test degli effetti speciali è ancora tutto in fase di progettazione. La lezione che ho imparato col Racconto Dei Racconti, può aiutarmi a fare qualcosa di ancora diverso. Se penso che ci possa essere ancora qualcosa da dire in un determinato genere, continuerò”



Anni fa, parlando di Gomorra, ha dichiarato che ha tratto solo alcune storie dal libro, ma avrebbe potuto estrarne tante altre. Da spettatore della serie omonima, che queste storie continuerà a raccontarle anche in una terza stagione, Garrone dice la sua

“Quando ho incontrato Saviano per la prima volta, lui non era famoso tanto quanto ora, aveva pubblicato il libro da pochissime settimane. Decidemmo di lavorare sul progetto ed io dissi subito al produttore che sarebbe stato meglio trarre una serie da quel testo. Perché potevamo riuscire meglio a raccontare le storie. Volevo fare una serie, ma all’epoca non c’erano i presupposti per farla come volevo io. Il film che ho fatto, va oltre Napoli. E’ una favola nera che prende degli archetipi che non appartengono solo a Napoli, perché chi lo vede in Messico o nelle favelas brasiliane, si può ritrovare. Abbiamo fatto un film universale”

In tutti i suoi film, il tema dell’ossessione è predominante. Il regista spiega cosa l’affascina di questo aspetto

“Non mi sono mai interrogato sul perché, mi è sempre venuto naturale avvicinarmi a personaggi che ricadono in dinamiche ossessive. Sicuramente è un aspetto presente nel mio cinema ma l’ho scoperto senza grande consapevolezza perché non sono una persona particolarmente ossessiva”

Da romano, con molti dei suoi film ha penetrato il cuore di Napoli. Paolo Sorrentino, da napoletano, ha invece fatto l’inverso. Il regista dichiara che non è assolutamente un caso e racconta il suo legame con Napoli

“Io ho un legame di sangue con Napoli, mia nonna era napoletano. Il mio rapporto con questa città è legato anche a tutte le possibilità che offre dal punto di vista espressivo. Possiede una grande varietà di immagini, facce e caratteri. Napoli per me è un luogo familiare, ricco di suggestioni e bisogna solo cercare di mettere ordine nel caos. E’ una città nella quale sono sempre felice di tornare”

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