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Made in Italy, addio? Il parlamento ne discute… vuoto.

Il fatto

Durante un sonnolento pomeriggio dalla tribuna stampa assistevo, intrepido e solo, alla discussione della mozione che chiede al governo di normare le acquisizioni straniere delle imprese italiane. Partendo dalla lettura dell’inquietante documento è possibile scoprire, per esempio, che in 10 anni i francesi hanno acquistato 52 miliardi di euro di imprese italiane o di partecipazioni ad imprese italiane (Bnl, Cariparma, Telecom e, recentemente, quasi il 30% di Mediaset), a fronte di acquisti italiani in Francia per circa 7 miliardi di euro. Ma il valore delle acquisizioni italiane da parte di stranieri in 10 anni si aggira sui 300 miliardi e, testualmente, «Nel 2014-2015 sono state acquistate da soggetti esteri tra l’altro imprese siderurgiche italiane (Acciaierie di Terni dalla Germania e di Piombino dall’Algeria), di telefonia (Telecom Italia dalla Francia e Wind dalla Russia), industriali (Pirelli dalla Cina, Italcementi dalla Germania, Indesit dagli USA), farmaceutiche (Rottapharm dalla Svezia, Sorin dagli USA, Sigma-Tau Pharma Ltd dagli USA e Gentium S.p.a. dall’Irlanda), finanziarie (Istituto Centrale delle Banche Popolari Italiane S.p.a. dagli USA, BSI – Banca della Svizzera Italiana dal Brasile), della moda e del lusso (Krizia dalla Cina, oltre a numerose operazioni negli anni precedenti da Francia e paesi arabi in particolare), alimentari (numerose operazioni di dimensioni minori), oltre agli acquisti di quote percentuali limitate ma significative in volume di investimenti di società industriali, finanziarie e bancarie da parte della State Administration of Foreign Exchange cinese e della People’s Bank of China (ENI, ENEL, FCA, Telecom Italia, Prysmian, Mediobanca, Generali, Saipem, Terna, Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banca Monte dei Paschi di Siena)». Quindi veniamo acquistati da francesi, cinesi, russi e perfino dagli algerini. Anche Buffon, che non è un economista, ha evidenziato con tristezza che la Roma agli americani e Milan e Inter ai cinesi non sono una bella cosa per l’Italia.

 

Made in Italy addio?

 

Questo significa addio made in Italy e che l’Italia si sta impoverendo? Certamente sì, visto che i profitti di queste imprese andranno all’estero, nella stessa maniera che uno di noi ha una casa al mare in Spagna e la fitta ai turisti, però poi i soldi, vivendo in Italia, li spende in Italia, dando lavoro e sviluppo agli italiani. Possiamo fare qualcosa? Innanzitutto quello che fanno gli altri, cioè dotarci di leggi che impediscano l’acquisizione di ciò che è strategico, che già esiste, dove strategico non sono solo la difesa ed alcuni settori infrastrutturali, ma anche la finanza. Questo è esattamente lo scopo della mozione: difendere le nostre imprese finanziarie, che partecipano al controllo di praticamente tutta l’industria italiana grande, media e piccolissima, dall’aggressione straniera, con riferimento in particolare alle Generali, considerate il polmone dell’industria italiana. Se perdiamo le Generali praticamente l’Italia va in mani straniere.

La non risposta della politica.

In un’aula deserta il relatore della mozione, arrivato in ritardo “a causa del traffico” (questa è Roma) elencava appunto queste ragioni adducendo la richiesta di una reciprocità, dato che in molti paesi anche intra-UE esiste un protezionismo giuridico sui cosiddetti asset strategici, un intervento di destra descriveva appunto questa situazione, mentre un grillino interveniva riferendosi alla questione nomine nelle imprese a partecipazione pubblica che niente hanno a che vedere con le acquisizioni di privatissime imprese italiane da parte straniera che è il motivo della mozione. Del resto la Casaleggio è stata fondata da Enrico Sassoon, arrivato a Board Member e Presidente del Comitato Affari Economici dell’American Chamber of Commerce in Italy, entità che sembrano essere geneticamente portate all’acquisizione delle imprese che generano profitto nel mondo piuttosto che a tutelarne la nazionalità. Ci sta quindi che m5s non sia contrario a questa svendita del patrimonio industriale e finanziario italiano. E la sinistra? Assente.