Politica Estera
domenica, 26 marzo 2017

Prossimamente su tutti gli schermi l’Unione Europea 2.0

di Giuseppe Amodio
Ecco l’Europa. Ne sentiremo presto parlare...
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Il fatto
 

Si sono tenute a Roma in Campidoglio, alla presenza dei 27 capi di stato e di governo che compongono l’Unione Europea, le celebrazioni dei 60 anni dai Trattati di Roma del 1957. Ci sono stati i brevi discorsi di Gentiloni, che invita alla necessità che l’Europa continui la sua integrazione nonostante i sacrifici che ciascuno stato deve fare, di Tajani, che sottolinea come l’Unione Europea, dalla sua costituzione, abbia creato più sviluppo degli Usa, di Tusk, polacco presidente del Consiglio d’Europa, che sottolinea l’importanza dell’Unione Europea ad un’unica velocità, di Juncker, presidente della Commissione Europea, che ha ribadito l’esigenza di affrontare insieme il futuro e ricordato le guerre e le oppressioni dell’Europa del passato. Tutto regolare.

 
La rappresentanza europea
 

Certamente l’Unione Europea è totalmente rappresentata nelle sue istituzioni, col lussemburghese e franco-tedesco di “emanazione bancaria” Juncker del centro Europa, il meridionale Tajani e l’uomo dell’est Tusk, oggi in conflitto col governo polacco ma vicino a Putin, ed è quindi un corretto rappresentante dei tanti interessi che l’est europa ancora condivide con la Russia, a partire da quelli energetici, dato che la Russia fornisce il gas e il petrolio “di necessità” da casa sua fino alla Germania compresa. E anche fin qui tutto ok.

 



 
Oltre le istituzioni
 

Quindi gli interessi nazionali delle elité degli stati membri sembrano essere ben rappresentati, e infatti l’Unione ancora tiene, ma cosa percepisce di questo la gente comune? Noi persone normali abbiamo bisogno di riferimenti, in ciascuno dei nostri paesi ci sono media che quotidianamente elaborano uno story-telling da sottoporre a tutte le categorie sociali affinché si sentano rappresentate. Qual è invece lo story-telling dell’Unione Europea? Esso è affidato ai politici nazionali, i quali ne parlano bene o male secondo i propri interessi interni. In conseguenza non c’è opposizione che non prenda a riferimento l’Unione Europea come causa dei problemi nazionali, da cui le grandi perplessità che oggi nutriamo nei confronti di questa istituzione.

 
Unione Europa 2.0
 

Juncker, non a caso, in un suo passaggio evidenzia come il problema di far sapere agli Europei i benefici dell’essere uniti non si sia mai posto, ed è oggi invece prioritario. Ci attendono quindi spot televisivi, film, libri, post su Facebook e sponsorizzazioni personali che ci ricorderanno quanto sia bello ed importante ed utile essere nell’Unione Europea, in un processo di comunicazione in versione 2.0 che ci farà cambiare idea ed opinioni su questa amministrazione di quasi tutto il continente. Ma questo risolverà i nostri problemi economici, sociali, di difesa dal terrorismo, di gestione dell’immigrazione? Questo non si sa.

Del resto, noi persone comuni abbiamo mai contato qualcosa sulle vicende importanti che ci riguardano?
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