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L’Inghilterra del terzo millennio: “Goodbye Europe.”

 

Il fatto

 

Con la consegna da parte dell’ambasciatore britannico all’Ue Tim Barrow al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk della lettera di notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona inizia il percorso dell’uscita del Regno Unito, in realtà dell’Inghilterra e delle sue appendici politiche, dall’Unione Europea.

 

Il mondo e la Gran Bretagna secondo Theresa May

 

Come indicato dal Primo Ministro Uk Theresa May il Regno Unito, ma in realtà lo ha deciso e votato solo l’Inghilterra, ha scelto di non essere parte dell’Europa unificata negli scopi di condivisione e di pace, con tutti i vincoli di sacrificio di sovranità nazionale che questo portava con sé, ma ha scelto “di credere nella Gran Bretagna” per essere un regno “più forte, più giusto, più unito”. E’ innegabile che con questa dinamica chi governa l’Inghilterra stia scegliendo una strada impervia quanto pericolosa per la stabilità internazionale, dato che, per crescere come “grande paese globale”, come indicato dalla May, devi necessariamente diminuire lo spazio già acquisito da qualcun altro nello stesso scenario.

 

Gli Angli alla conquista del mondo

 

L’inquietante sincronia esistente tra la Brexit e le elezioni di Trump il protezionista, messe insieme alle richieste dei paesi del Commonwealth di negoziare con Londra, riporta alle secolari tentazioni del British Empire di controllare l’intero pianeta, ed oggi che alcune vicende ci suggeriscono di un rapporto privilegiato tra Usa e Russia, sembra proporsi uno scenario da Yalta 2.0, di vera e propria spartenza a tavolino del mondo. Niente di inaspettato se pensiamo che è in atto tramite le rinnovabili una liberazione dagli apporti energetici forniti dalle società Usa che controllano le risorse nel mondo e dalla stessa Russia. Un’indipendenza che sta mettendo l’Europa, tramite le sue capacità industriali, di nuovo al centro del controllo del mondo, diminuendo quindi crescita, ricchezza e potere degli Angli così com’erano al termine della seconda guerra mondiale.

 

 

La risposta europea

 

Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo che ha ricevuto la notifica inglese, ha commentato che “Non c’è ragione di pensare che oggi sia un giorno felice”, come Hollande ha dichiarato che “La Brexit sarà dolorosa per i britannici” e la Merkel  “Noi, la Germania e gli altri partner europei, non abbiamo certamente desiderato questo giorno”, prese di posizione con dei contenuti che rimandano ad un rancoroso “peggio per voi” forse più inquietante ancora del concetto di grande paese globale indicato dalla May. Quello che è certo che l’Europa dei 27 non è l’Europa delle comuni radici cristiane di cui si è sempre discusso ma non è più nemmeno soltanto l’area del libero scambio di persone e merci, oggi che le infrastrutture industriali e le sovrastrutture finanziare di tutti questi paesi sono profondamente intrecciate tra i potentati di tutti questi paesi. In 60 anni una grande parte di Europa è diventata, di fatto, un unico paese.

 

La Terza Guerra

 

Sappiamo quindi che l’Unione Europea con al centro Germania, Francia, Spagna e Italia si è radicata in tutti i 27 stati della Ue e che, sia separatamente che come Unione Europea, sono integrati nel ‘sistema mondo’ molto più di quanto non lo siano il Regno Unito più gli Usa più il Commonwealth. L’unico settore in cui gli Angli dominano nettamente è quello militare, anche se oggi tutti dispongono del nucleare e dei servizi di intelligence che sono la vera materia prima che determina i rapporti di forza per decidere o meno di avventurarsi nelle risoluzioni militari. Certamente diverso è il piano delle cosiddette armi convenzionali, nel quale l’Unione Europea, soggetta militarmente alla Nato di cui è parte, è certamente in grave soggezione rispetto agli americani. E qual è la priorità indicata da Gentiloni durante le celebrazioni dei Trattati di Roma? L’investimento nella difesa comune degli Stati dell’Unione Europea