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Modello tedesco? Non proprio, anzi ‘Nominellum’ all’italiana..

 

D’Anna: ecco a voi il ‘Nominellum’.

 

Senatore, ci parli di questa legge elettorale basata sul modello tedesco:

Tedesco per modo di dire! Si prepara una legge elettorale per sostituire il porcellum , ma mi sento di dire che si chiamerà NOMINELLUM.

Eppure ci viene proposto come un punto di equilibrio ottimale tra democrazia e governabilità. Perché invece da noi non dovrebbe funzionare?

Semplicemente perché non è il modello tedesco. Provo ad indicare gli elementi che determinano chi viene eletto, non comprensibili agli elettori in modo semplice:

– TUTTI i seggi sono attribuiti con il metodo proporzionale fra le liste che superano il 5%;
– c’è un unico candidato “blindato” che è il capolista del listino;
– i collegi uninominali definiscono solo “chi” entra e non “se” entra;

Fantasticamente,  non necessariamente chi “arriva primo” in un collegio uninominale vince.

Ecco alcuni esempi:
a) il candidato collegato alla Lista A è primo nel suo collegio, ma la stessa lista ottiene un solo seggio: il seggio viene attribuito al capolista e non al candidato che ha preso i voti;
b) il candidato A e il candidato B collegati alla lista X arrivano primi nei rispettivi collegi e A ha più voti totali di B, ma il quoziente elettorale di B è più alto di quello di A. Se alla lista X spettano 2 seggi, il primo sarà sempre attribuito al capolista del listino, mentre il seggio spettante alla “quota collegi” sarà quello del candidato B che ha il quoziente elettorale maggiore, dato dal rapporto fra i voti validi del candidato ottenuti in tutto il collegio e il totale dei voti validi del rispettivo collegio. Quindi A pur avendo vinto nel suo collegio (e con un sacco di voti) rimane trombato.

Non essendo possibile il voto disgiunto, né l’appoggio di più liste ad un unico candidato del collegio uninominale, l’elettore si deve prendere tutto “il pacchetto” ed è anche indotto in errore perché sicuramente sarà convinto di votare “in prima battuta” per il candidato del collegio uninominale.

Senatore, non ci abbiamo capito molto, ma alla fine chi va in parlamento?

Comprendo la difficoltà nella comprensione della legge, ma proviamo ad approfondire:

– in ogni circoscrizione i seggi ottenuti da una lista vengono così attribuiti:
a) per primo viene eletto il capolista del listino bloccato;
b) a seguire i candidati della lista arrivati primi nei collegi uninominali in cui è suddivisa la circoscrizione. La suddivisione in collegi uninominali serve quindi solo per fare due graduatorie per ciascuna lista: quella dei candidati che hanno vinto (disposti in ordine decrescente di quoziente elettorale) e quella dei candidati che non hanno vinto come classifica dei “migliori perdenti”, eventualmente selezionati se si devono assegnare ancora seggi;
c) se la lista deve avere ulteriori seggi si passa, quindi, agli altri candidati del listino circoscrizionale, seguendo l’ordine di presentazione (è una lista bloccata);

In Parlamento vanno quindi i nominati dei grandi partiti, e nessun altro, nemmeno se ha tanti anzi tantissimi voti nel suo collegio.

 Ed è possibile una cosa del genere?

Assolutamente. Non a caso si richiedono le sottoscrizioni (firme) degli elettori sia per presentare la lista, sia per presentare i candidati nei collegi uninominali, ma nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare in entrambe le Camere. Dato che l’intenzione sembra essere quella di votare a settembre o ottobre ciò significherebbe che chi “sta fuori dal club” dovrà raccogliere le firme dei cittadini-elettori del collegio/circoscrizione, debitamente autenticate e certificate nei mesi di luglio e agosto.

Senatore, continuiamo a non comprendere bene tutti i tecnicismi ma ci sembra di capire che ci sono parecchi filtri attivi nei confronti di chi non può sbandierare grandi marchi politici in tv tutte le sere. Ma qual è lo scopo di una legge che farà entrare in Parlamento solo i nominati dai leader dei partiti e movimenti e non dagli elettori?

Su questo, lascio a ciascuno le sue conclusioni.