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Solo chi sogna diventa campione. Parola di oro olimpico.

 

Daniele Garozzo, sei il primo fiorettista al mondo. Come si vince una medaglia d’oro?

Possiamo dire che si vince come tutte le gare ma si conquista in una vita. Bisogna metterci un enorme impegno. Ho cominciato a sette anni e ho sempre sognato quella medaglia, e averla raggiunta è stata proprio la realizzazione di un sogno. Quello che serve è un mix di fortuna e talento, e soprattutto tanta voglia di lavorare.

 

Vedendo la storia dell’oggi importantissimo club di scherma di Acireale e dei campioni che ha prodotto sembra evidente che l’ambiente generale sia fondamentale per la creazione di campioni. Quali altri fattori secondo te fanno la differenza oltre alla presenza di un bravo allenatore?

Avere avuto la fortuna di essere cresciuto in una palestra così bella mi ha aiutato tanto. La nostra palestra era molto piccola ma c’era un bel clima, era veramente una famiglia. Il mio primo maestro Patti è stato un vero formatore di atleti, ma anche di persone. Gli atleti che sono emersi a livello senior sono 3 su una palestra che contava 20-25 iscritti. Non è certo un caso. Ci ha abituati a combattere, sempre, ad essere coriacei, duri. La sua formazione è stata fondamentale.

 

Si dice che la scherma metta in modo tutta la muscolatura e la fortifichi, richieda attenzione e prontezza di riflessi, grazie al continuo “scontro” con l’avversario. Concordi con questa definizione?

Concordo e aggiungo che oggi l’elemento fisico ne costituisce il pre-requisito, seguendo l’evoluzione che si è avuta in tutti gli sport. Ovviamente facciamo tantissimo lavoro sul piano tecnico, stabilendo la misura di ogni attività, di ogni assalto. Dal punto di vista fisico, abbiamo specifici esercizi della scherma necessari a sviluppare l’equilibrio ma abbiamo anche attività per lo sviluppo della resistenza, il lavoro coi pesi e tante altre cose comuni a tutti gli atleti. Diciamo che si tratta di lavoro molto variegato.

 

Come distingueresti un bravo allenatore da uno meno bravo?

Nel mio sport la componente tecnica è fondamentale, e io sono attualmente allenato da Fabio Galli che è il migliore allenatore sul lato tecnico della scherma al mondo, e questo fa la differenza. Il suo metodo è geniale ed ha rivoluzionato il modo di intendere la scherma in generale, e questo ha permesso veramente di essere all’avanguardia. E’ una bravissima persona ed il rapporto col tuo maestro deve essere stretto e io ho con lui una relazione empatica molto positiva.

 

Quanto peso dai al supporto psicologico nell’allenamento rispetto al training fisico?

Ho lavorato tantissimo sull’aspetto psicologico che nel nostro sport è fondamentale. L’approccio immediato alla gara è tutto. Ci ho lavorato tanto con la psicologa, una persona molto in gamba, con cui ho passato molte ore di vero e proprio allenamento. Un’attività complessa che riesce a farti approcciare al lavoro e alle gare in maniera diversa, e ti aiuta in generale a migliorare la qualità della tua vita.

 

Ci sono molti tifosi della scherma anche se i media se ne occupano soprattutto nel periodo olimpico, forse più di quelli che si possono immaginare, anche se è molto difficile leggere gli assalti se non sei estremamente competente, sia per la specificità dei gesti che per la velocità con cui vengono portati dagli atleti. In ogni caso il grande pubblico, quando la scherma è in tv, c’è sempre.

Sono d’accordo, forse una maggiore attenzione da parte dei media ed una maggiore diffusione della conoscenza della nostra disciplina sarebbe opportuna.

 

E’ vero che è più difficile tornare a vincere proprio per la pressione che si riceve dai media e dal tuo stesso ambiente?

Più per la pressione dell’ambiente che dei media, che invece non ho mai accusato molto. In ogni caso anche alla pressione dell’ambiente, che certamente cresce dopo una vittoria importante, si fa l’abitudine.

 

Perchè consiglieresti la scherma ad un giovane o ad una giovane?

La scherma è uno sport diverso con tanta componente mentale e tanta componente fisica.

La soddisfazione di una stoccata vincente è simile a quella di un giocatore di scacchi che è riuscito a imporre il proprio ragionamento all’avversario. Questa è la sua componente fondamentale. E’ uno sport elegante che stimola l’intelligenza.

 

Ti vedremo a Tokyo?

L’Olimpiade è un’esperienza di vita unica e ci insegna che lo sport unisce sempre. L’ho vissuto direttamente alla mensa dove due atleti delle due Coree cantavano insieme.

Partecipare all’Olimpiade prima di Rio per me era un sogno, ma anche il pensiero di partecipare ad un’altra Olimpiade lo è. E’ un nuovo sogno.