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Gambling e politica, il rapporto di un settore plurimiliardario

Non è solo questione di passione o divertimento, ma spesso diventa politica. Il gioco d’azzardo rimane uno dei passatempi preferiti degli italiani, di certo il più contrastato dall’opinione pubblica. Un’opposizione non ancora risolta, pur con i tanti accorgimento in ambito legislativo. La difficoltà principale consiste nel trovare l’equilibrio tra chi lavora nel settore e chi rischia di rovinarsi la vita scialacquando denaro.

I numeri dell’industria del gambling preoccupano chi vuole combattere il fenomeno della ludopatia. Il volume di gioco in Italia è stato di 88,3 miliardi di euro nel 2016, una cifra impressionante. Va però considerato che la maggior parte di essi vengono restituiti agli scommettitori sotto forma di vincita, riducendo le spese effettive. Nella classifica per regione, al primo posto troviamo la Lombardia, che a fronte di un numero maggiore di esercizi commerciali e imprese, ha raccolto l’anno passato 14 miliardi di euro; alle sue spalle troviamo il Lazio, fermo a quota 7 miliardi, e la Campania poco dietro.

“La diffusione del gioco d’azzardo legalizzato è talmente capillare da coinvolgere 16 milioni di italiani, in una fascia anagrafica compresa tra i 16 e i 64 anni. Gran parte di questi, – come illustra la grafica elaborata dagli analisti di Giochidislots -, non sarebbero giocatori a rischio: solo il 16% è infatti sottoposto a rischio moderato di ludopatia, il 4% degli italiani è invece un giocatore patologico, in grado di giocare 4 o più volte a settimana. Il 21% delle “italiche genti” gioca solo quattro volte al mese, preferendo il giovedì e avendo fissato come floor di spesa mensile 50 euro”.

L’intervento del governo centrale è sempre più lento, anche perché va ponderato con maggiore attenzione. Non solo per motivazioni etiche e teoriche, ma meramente finanziarie. Si è detto che gli italiani perdono circa 20 miliardi di euro al gioco: la metà di questi vanno allo Stato. Inutile sottolineare quanto il conflitto di interessi possa essere un freno all’azione legislativa. I fondi dell’azzardo fanno sempre comodo, e danno anche lavoro in un Paese in cui il mercato non è certo nel momento migliore. Di nuovo, la parola equilibrio si impone come imperativo categorico, ma accontentare tutti richiede tempo.

La parte più consistente del mercato è costituita da slot machine e videolottery, che valgono il 51% del settore. Per questo l’azione del governo riguarda soprattutto gli apparecchi, di cui si prevede una riduzione notevole entro aprile 2018. Si parla di scendere fino a 265.000 unità, dalle quasi 400.000 attuali. L’aumento di prelievo fiscale può scoraggiare il mantenimento di alcune attività, nella speranza di ridurre il numero di centri scommesse.

Le altre misure possono invece risultare più impegnative. A cominciare dal distanziometro, ipotizzato a 500 metri dai luoghi sensibili. In alcune zone d’Italia il provvedimento è già stato applicato, in altre è stato approvato di recente. La difficoltà consiste nell’esistenza di diversi centri vicine alle aree sensibili e all’impossibilità di estendere la legislazione a livello nazionale senza ipotizzare una perdita enorme per il settore. In fase di studio la questione riguardante la pubblicità del gioco d’azzardo. Al momento si sta cercando di capire quanto sia rilevante per l’avvicinamento all’esperienza di gioco in sé e quanto invece per promuovere la legalità. In ballo ci sono ancora fondi molto rilevanti, che rallentano ogni decisione definitiva. Il contrasto al gioco illegale rimane la priorità per lo Stato, che dopo aver regolato l’online sta stringendo i controlli sul territorio nazionale. L’obiettivo è tenere i giocatori in un’ala protetta dall’ente centrale, riuscendo ad avere dati più concreti sul fenomeno ludopatia. Solo così si potrà intervenire in un modo concreto senza tuttavia togliere introiti (e posti lavoro) all’industria