sabato, 2 maggio 2015
Debutto a Cannes per Mad Max, Fury Road
Il film, quarto capitolo della trilogia, presentato al festival.
Il debutto a Cannes di Mad Max: Fury Road segna la fine di un lunghissimo e travagliato percorso. Il regista George Miller, autore della trilogia originale come di questa nuova pellicola, lo definisce “ne’ un sequel, ne’ un prequel, ma una rivisitazione”.

E’ dal 2003 che si parla del progetto che, in un primo tempo avrebbe dovuto veder tornare Mel Gibson nel ruolo del protagonista.

Cosa lo bloccò allora? Una guerra. L’avvio della guerra in Iraq, dopo i fatti dell’11 settembre bloccò infatti tutte quelle produzioni che vennero considerate “politicamente sensibili”, Mad Max incorse in questa censura. E così perse anche Mel Gibson, che dopo la decisione di sospendere a tempo indeterminato la produzione, perse interesse e si defilò, nonostante avesse firmato un contratto dal 25 milioni di dollari. Oggi, a vestire i panni del protagonista Max Rockatansky ci sarà Tom Hardy, l’attore inglese di Lawless, Il cavaliere oscuro e Inception. Hardy è affiancato da una mai così aggressiva Charlize Theron, completamente rasata che nel film interpreta l’imperatrice Furiosa. Il film girato in Namibia, luoghi familiari per l’attrice sudafricana, le ha provocato un conflitto: “Credo che capiti a molte persone che decidono di lasciare per sempre i luoghi della propria infanzia. Da una parte c’è la voglia di tornare, la nostalgia. Dall’altra un senso di fastidio, quasi una nausea, quasi un senso di soffocamento, quando si torna.”.

E un sentimento di nostalgia è anche quello che ha provato il regista Miller “Ho provato molte emozioni quando si è trattato di tornare a girare Mad Max – ha detto il filmmaker australiano - Fare Fury Road’s è stata una sensazione familiare ed estranea allo stesso tempo. Familiare perché lavorare al cinema è come lavorare con un amico immaginario, che hai sempre accanto, estranea perché, tre decenni dopo, il cinema è cambiato e molto. Il modo di fare film come questo è cambiato davvero tanto. Le scene d’azione sono un’altra cosa, sono più spettacolari, più rischiose”.

Certo, molte cose sono cambiate anche dal punto di vista del budget. Rispetto a quel primo film, che di fatto segnò un punto di nuova partenza per la realizzazione di pellicole d’azione, la prospettiva delle risorse finanziarie è stata ben diversa. Trent’anni fa si trattava di una piccola produzione indipendente e australiana.   Talmente “locale” nei suoi dialoghi da essere stata poi completamente doppiata, con nuovi dialoghi, per il pubblico americano. Questa di oggi è invece una grande produzione, costosa, impegnativa e girata in un tempo lunghissimo (oltre ai tempi biblici di pre-produzione, le riprese in Namibia sono durate ben 7 mesi).

Un investimento importante, dunque per Warner Bros., che aveva uno scopo preciso: cercare di intraprendere una strada diversa da quella, ormai anche troppo battuta, della produzione continua di franchise tratti da fumetti. D’altra parte il mondo di Mad Max seduce almeno quanto quello dei supereroi e per Miller il segreto di questo successo sta nella semplicità: “Mad Max piace perché quel mondo è molto elementare. E’ ridotto all’osso e proprio per questa ragione puoi raccontare storie che sono allegorie. In un mondo più complesso, com’è quello di oggi, dove ci sono importanti "rumori narrativi", tutto è diverso, le interazioni sono complicate. Quando torni a storie molto semplici puoi davvero arrivare all’assenziale. E’ come tornare al Medio Evo. Anche visualmente il mio film è molto spoglio. Mettere un gruppetto di persone e qualche veicolo in un paesaggio così scarno è eccitante per me e spero anche per il pubblico. Questo film è un lungo inseguimento, 110 minuti di inseguimento, durante il quale scopri i personaggi e le loro relazioni e la storia che ci sta dietro”.



 

 
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