Interviste
 
L'attrice interpreta la protagonista di Gola Profonda nel film sulla sua storia
E’ forse il titolo del porno più famoso. Gola Profonda. Quando uscì nel 1972, era il momento della rivoluzione sessuale, della liberalizzazione dei costumi e delle battaglie femministe, e quel film divenne una specie di fenomeno culturale. Fece anche molti soldi. Costò 25 mila dollari, ne fece guadagnare 600 milioni. La sua protagonista divenne una star, suo malgrado. Sì, perché dietro la storia del porno più famoso al mondo si nasconde una triste vicenda di violenze domestiche e abusi.

La Lovelace quel film non lo voleva fare, fu costretta dal marito, Chuck Traynor, un tipo losco, più grande di lei, che lavorava nell’industria pornografica senza che Linda lo sapesse. L’attrice fece il film e poi passò il resto della sua vita a cercare di cancellare dal suo curriculum quei 17 giorni nell'industria pornografica. “Non voglio essere ricordata per quello”,  diceva spesso. Non ci riuscì. Linda Lovelace è ricordata solo per quella sua interpretazione porno. Ora Lovelace, film che vede Amanda Seyfried nel ruolo della protagonista, tenta di riscattarne la figura di donna e di attrice. Il film in uscita il 27 marzo, distribuito dalla neonata Barter racconterà di come la donna sia riuscita a fuggire dal marito-agente, interpretato da Peter Sarsgaard, e a rifarsi una vita, recuperare la famiglia (Sharon Stone ha il ruolo della madre)



e passare il resto dei giorni a combattere contro il mercato pornografico accanto alle femministe. Il film, diretto da Rob Epstein e Jeffrey Friedman vede nel cast anche da Juno Temple, Chris Noth e James Franco che interpreta il fondatore di Playboy Hugh Hefner.

Amanda Seyfried descrive Linda così: “Era una donna forte, come tutte quelle che riescono a dire basta ad una situazione di abuso, di plagio psicologico.  Una donna che ha saputo ribellarsi ad un marito violento. Un esempio per tante donne in difficoltà”.

Morì tragicamente in un incidente stradale.

Nel 2002, non fu una donna fortunata Linda Lovelace. La sua è una storia tragica,  una storia che volevo  raccontare.

Come l’hanno presa i suoi genitori? In fondo interpreta una porno star.

Mio padre quando gli dissi che interpretavo Linda si mise a leggere la sua biografia, poi, quasi in lacrime mi disse: ‘Sii la sua voce, sii la voce di Linda, lei ha bisogno di te’.

Più difficile interpretare le scene di nudo o gli abusi?

Per me sono state difficili le scene che la rendono vittima, essere manipolati è umiliante, anche se stai solo fingendo sul set. La violenza psicologica mi terrorizza. Il nudo no. Sapevo chi interpretavo e sapevo che sarebbe stato un film vietato ai minori. Sapevo cosa aspettarmi.

C’erano due case di produzione che volevano fare questo film.

Sì, perché è una storia potente, tratta dalla sua autobiografia. Lei è stata una sopravvissuta. Lei ha vinto alla fine.

E’ anche la storia di un momento particolare della storia americana.

Negli anni Settanta il sesso e il piacere sessuale femminile smettono di essere un taboo e Linda e il suo film hanno fatto parte di questa rivoluzione ma si tratta di una contraddizione.

Perché era plagiata.

Esatto. Lei è stata una pedina in mano ad altri. E comunque l’industria pornografica non fa certo parte della liberazione sessuale della donna. Ancora oggi ci sono troppe coercizioni in quell’industria. Ancora oggi ci sono donne sfruttate. Spero che il nostro film aiuti a far venire a galla anche questa realtà, più contemporanea”.



Senza andare agli eccessi dell’industria pornografica, Hollywood non è certo un posto facile per le donne.

Io ho 25 anni e conosco ragazze di 21 che si sono sottoposte già a iniezioni di filler e botox. Questo la dice lunga, no?

E lei?

Io, per fortuna, ho paura degli aghi.
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