martedì, 12 aprile 2016

American Crime Story, il caso di OJ Simpson: parla John Travolta

di Francesca Scorcucchi
Nella serie tv, l'attore interpreta il controverso avvocato di Simpson, Robert Shapiro.

Per una di quelle strane combinazioni del destino, il caso di OJ Simpson, che nel 1995 venne assolto per l’omicidio della ex moglie Nicole Brown Simpson e di Ron Goldman, potrebbe riaprirsi proprio mentre in tv va in onda la sua storia: American Crime Story, il caso di OJ Simpson.

E’ notizia di pochi giorni fa infatti del ritrovamento di un coltello, la probabile arma del delitto, in una delle sue proprietà.

Sulla colpevolezza di Simpson, nonostante l’assoluzione, ci sono pochi dubbi, tanto è vero che nel 1997 venne condannato in sede civile, al pagamento di 33 milioni di dollari alle famiglie delle vittime. Per la legge americana però OJ Simpson non può essere processato nuovamente. Simpson è comunque in prigione, condannato a 33 anni di reclusione per rapina a mano armata e sequestro di persona, per un altro fatto, avvenuto nel 2008.



La storia di OJ Simpson, che nel 1994 incollò davanti alla televisione milioni di telespettatori è ora raccontata da Ryan Murphy (l’autore di American Horror Story e Glee) in una serie tv, American Crime Story, che, stagione per stagione, porterà in televisione i casi più eclatanti di cronaca giudiziaria negli Stati Uniti. S’inizia appunto dal caso di OJ Simpson, con Cuba Gooding Junior nei panni dell’ex campione di football e un cast d’eccezione a fargli compagnia: John Travolta è il difensore Robert Shapiro, David Schwimmer (Friends) è Robert Kardashian - amico di OJ e padre delle future starlette della tv Kim, Kourtney e Khloè Kardashian - e Sarah Paulson interpreta il sostituto procuratore Marcia Clark, cui venne affidato il caso.

La figura di Robert Shapiro è importante quasi quanto quella di OJ Simspon. Personalità fortissima con una vera e propria passione per le apparizioni in tv, Shapiro è magistralmente interpretato da John Travolta che, con sopracciglia a cespuglio e capelli nerissimi, gli assomiglia anche fisicamente.

Mr. Travolta, ricorda i giorni in cui l’America si fermò per il caso Simpson?

Certo, li ricordo. Io non seguii la faccenda come fecero tanti altri. Proprio in quei giorni ero in giro per gli Stati Uniti per la promozione di Pulp Fiction, quindi non potevo stare ore davanti alla televisione. Mio padre però lo fece, seguì quell’enorme tragedia americana in tutto il suo svolgimento. Ogni giorno mi raccontava il più piccolo avvenimento, nel dettaglio. Mio padre era un ex giocatore di football e poi fu allenatore. Per lui, come per molti, fu scioccante pensare che Simpson avesse potuto fare una cosa del genere. Non era però innocentista, aspettava che la verità emergesse.



L’avvocato Shapiro giocò un ruolo importante.

Ci sono almeno 27 parole nel vocabolario che possono descrivere la personalità di Shapiro, alcune sono a suo favore, altre no, ma era un avvocato che sapeva il fatto suo e sapeva come muovere le pedine, sapeva molto bene, ad esempio, richiedere consulenze di esperti e mettere insieme una squadra vincente.

Ha fatto ricerche per entrare nella parte?

Ci sono moltissimi filmati dell’avvocato Shapiro. Poi mi sono aiutato con le letture, il libro dello stesso avvocato, sul caso e The Run of His Life: The People Versus OJ Simpson, scritto Jeffrey Toobin, e anche il libro di memorie dello stesso OJ Simpson. Questi tre libri mi hanno raccontato il mio personaggio da tre punti di vista diversi, è stato molto utile.

Amava le luci della ribalta.

Amava la popolarità ed essere in televisione, non credo fosse nemmeno troppo cosciente di quanto gli piacesse. Per un artista interpretare un personaggio così è molto interessante.

Questa è l’età dell’oro per la televisione

Vero, anche se ci ho pensato un po’ quando mi hanno proposto di fare parte di questo cast. Mi sono preso quattro mesi per decidere. Poi ho chiesto a quattro persone, non farò i nomi però. Quelle quattro persone mi hanno tutte consigliato di farlo. Ma io sono così, ho sempre bisogno di incoraggiamento, mi è successo anche per fare Pulp Fiction.

Davvero? Di cosa aveva paura?

Se pensa al copione, a tutto quel sangue e quei morti, se ci pensa e non conosce il livello del regista, può avere paura, no? Ma poi ho conosciuto Tarantino e dire di sì è diventato più facile.

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