Parla l'attore inglese protagonista della dodicesima pellicola della serie
(LOS ANGELES) – Il mistero principale di “Star Trek Into Darkness”, dodicesima pellicola della serie Star Trek, in uscita a giugno in Italia, ruota intorno al personaggio interpretato da Benedict Cumberbatch, l’attore inglese conosciuto per il personaggio di Sherlock Holmes nella serie televisiva prodotta dalla BBC “Sherlock”.
Si sa che ha la parte del cattivo, confermando una curiosa tendenza di Hollywood a scritturare attori inglesi per i ruoli dei cattivi; si sa che si chiama John Harrison ed è l’uomo che l’equipaggio del Capitano Kirk dovrà sconfiggere; si sa anche che è un uomo capace di provocare da solo una distruzione di massa e che agisce per un fine – ma il fine non ci è dato conoscere.

Dunque Cumberbatch si cimenta in un ruolo molto diverso da quelli finora interpretati, ed è una prova che l’attore è stato contento di affrontare:  
“E’ un personaggio straordinario. Lo definirei un terrorista. Le sue intenzioni partono da un concetto di lealtà, ma le sue azioni sono violente, spregevoli e provocano scompiglio”
spiega l’attore.

“Usa il suo corpo, le sue armi e la sua mente per controllare, manipolare e distruggere le persone e l’ambiente che lo circondano. E’ emozionante vederlo in azione, per lo meno così mi è stato detto. Ed è stato davvero divertente interpretarlo”.

E’ difficile associare il termine terrorista a qualcosa di straordinario.

Questo personaggio non è semplicemente il cattivo. I risultati delle sue azioni violente sono negativi, ma c’è un motivo che lo spinge ad agire in un certo modo, c’è un principio al quale si ispira, ed è quello che mi ha attirato verso il personaggio, il fatto che sia tridimensionale. L’obiettivo è di far sentire il pubblico combattuto al riguardo, fargli provare anche compassione.Quando ha cominciato la sua carriera d’attore, avrebbe mai pensato di finire a fare un film di Star Trek?

No, non era sicuramente qualcosa che mi aspettavo. E la fantascienza non era il mio genere preferito da bambino. Mi ricordo 2001 Odissea nello spazio e Blade Runner, ma non ero un fanatico del genere e non avevo quel senso di appartenenza a un gruppo che lega i fan di Star Trek. A dire il vero non riuscivo a sopportare di guardare sempre lo stesso tipo di film e quindi non sono cresciuto seguendo un particolare genere o franchise.

Come si è preparato per il ruolo?

Mi sono allenato tantissimo e introducevo qualcosa come 4000 calorie al giorno, circa il doppio di quello che si dovrebbe mangiare. Ma l’allenamento è stato molto divertente, e fondamentale per essere in grado di girare le scene acrobatiche e d’azione. Ho fatto scene acrobatiche prima, ma in questo film siamo a tutt’altro livello.

Com’è stato lavorare sul grande schermo in questo tipo di mondo immaginario, fantastico?

E’ molto creativo. Sei libero di immaginare, è molto meno limitativo rispetto a un ambiente realistico, ti senti libero nell’immensità dello spazio e la velocità alla quale viaggi. E poi vedi il mondo che sono riusciti a creare, e ti rivedi in quel mondo, ed è un’esperienza molto strana, c’è sempre una separazione tra te come persona e te come attore, e in aggiunta a ciò ti rivedi in un mondo che va oltre le tue fantasie più incredibili. Mi ha impressionato rivederlo in 3D.
In poco tempo si è ritrovato impegnato in una serie di progetti importanti: The Hobbit, Twelve Years a Slave di Steve McQueen, sarà Julian Assange in The Fifth Estate, e recita al fianco di Meryl Streep, Julia Roberts e Ewan McGregor in August: Osage County. Si sente sopraffatto dal nuovo livello di attenzione intorno a lei?

Sì e no. Star Trek rappresenta una svolta importante per la mia carriera, ma non l’ho fatto solo per entrare nell’industria di Hollywood. Sto cercando di costruirmi una carriera longeva, non basata sul successo immediato. Non trovo che l’attenzione intorno a me sia fastidiosa perché fa parte del mio lavoro. Però ci vuole un po’ di tempo ad abituarsi.







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