martedì, 1 marzo 2016

Brie Larson: girare Room è stata una maratona emotiva”

di Christian Fusero
L'attrice racconta cosa ha passato nel ruolo che le ha fatto ottenere il premio Oscar.

(KIKA) - LOS ANGELES - Brie Larson è stata la rivelazione della 88esima edizione della cerimonia degli Oscar.

L'artista 26enne ha ottenuto il premio di Miglior Attrice per la sua interpretazione in Room, diretto da Lenny Abrahamson. La pellicola, adattamento cinematografico del romanzo Stanza, letto, armadio, specchio (Room), scritto da Emma Donoghue nel 2010, racconta della prigionia forzata di una madre e del giovane figlio, che non ha mai visto altro che la 'stanza'.



Per l'interprete che è diventata famosa grazie a ruoli su Disney Channel a 13 anni la carriera non poteva però limitarsi a parti da ragazzina: "Per me il cinema ha sempre significato tenere uno specchio verso il mondo e questo non era quello che volevo fare".

Il ruolo in Room quindi era più vicino al suo cuore?

"Qualcuno mi ha parlato del libro, l'ho letto e mi è piaciuto moltissimo. Ho pensato 'È una parte fantastica, non la otterrò mai' ".



Abrahamson, invece, ha voluto proprio lei.

"Quando ho letto il libro non ho capito subito perché conoscessi così bene questa storia. Poi ho capito che era un'altra parte di me che emergeva, ho vissuto in parte quello che aveva passato mia madre anni prima".



Quando era piccola sua madre e sua sorella l'hanno seguita a Los Angeles e vivevate in una sola stanza.

"Sì, la gita era prevista per tre settimane, per la stagione dei pilot. Poi, però, mi sono accorta che non siamo mai tornate a Sacramento e che mio padre aveva detto che voleva il divorzio, la sera prima che partissimo. Una notte ho sentito mia madre che piangeva cercando di non farsi sentire. Avevamo pochissimo, io avevo due paia di jeans, un paio di magliette e di fasce per i capelli e solo un paio di Converse arancioni. Eppure, non abbiamo mai sentito la mancanza di nulla, aveva creato un mondo meraviglioso".



Quindi il film le ha fatto rivivere questa esperienza?

È stato una tempesta emotiva, continuavo ad avere delle ondate di perdono per me e per lei. La chiamavo, piangendo e chiedendole scusa per tutto quello che non capivo e non sapevo. Alla fine c'era così tanta intensità in ogni scena che le lacrime volevano uscire ma ormai ero troppo disidratata. Quando interpreti una persona per 12 ore al giorno sei lei anche nei momenti liberi".



Un aiuto le è arrivato dalla sua costar, Jacob Tremblay, suo figlio nel film e nella realtà un bambino di otto anni.

"Sì, abbiamo stretto un bellissimo rapporto da quando ha capito che conoscevo tutte le tartarughe ninja. Mi teneva con i piedi per terra perché nonostante tutta questa emotività alla fine delle riprese voleva solo andare a vedere i puma. Un giorno stavamo girando una scena molto emozionante, lo abbracciavo e quando hanno urlato Cut lui mi ha chiesto: Ma perché piangi ancora, stiamo solo girando un film".

Room arriverà nelle sale italiane dal prossimo 3 marzo.

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