Interviste
 
Il regista e il ultimo lavoro, mentre, a 84 anni è già su un altro set
Il 31 maggio scorso ha compiuto 84 anni ma Clint Eastwood, ad andare in pensione non pensa proprio.

Mentre a Los Angeles gira American Sniper, a New York presenta Jersey Boys,  primo musical filmato dalla leggenda degli spaghetti western (ma non il primo film che parla di musica, avendo firmato, nel 1988 Bird, biografia del grande jazzista Charlie Parker).

Jersey Boys, in uscita il 18 giugno in Italia è tratto dall’omonimo musical di Broadway che racconta la storia della band dei Four Seasons,  quartetto di ragazzi italo-americani diventati famosi per il loro falsetto, che negli anni Sessanta regalarono successi indimenticabili come Sherry, Rag Doll, Big girls don’t cry e Walk like a man.

I quattro sono interpretati al cinema dallo stesso gruppo che ha portato a Broadway più di 300 rappresentazioni. Il leader del gruppo,  Frankie Valli è interpretato da John Lloyd Young, Erich Bergen veste i panni dell’amico Bob Gaudio, Michael Lomenda è Nick Massi e  il bad-boy del gruppo, Tommy DeVito, è interpretato da Vincent Piazza.

Coraggiosa la scelta di portare al cinema un gruppo di attori poco conosciuti, una decisione che solo una potenza a Hollywood come Clint Eastwood poteva permettersi. Ad altri probabilmente, Warner Bros. che ha prodotto il film, non l’avrebbe permesso.

“Era la cosa migliore da fare – dice Eastwood - Chiunque altro avrebbe dovuto provare per mesi prima di essere in grado di girare. Questi ragazzi hanno alle spalle centinaia di rappresentazioni. Una grande star di Hollywood non avrebbe saputo far meglio di loro. Poi questo è un film sulla musica, sarà quella ad attrarre il pubblico. E comunque la scelta non è stata solo mia, ho chiesto direttamente agli interessati”. Frankie Valli e Bob Gaudio infatti, hanno partecipato alle audizioni e hanno scelto chi li avrebbe interpretati sul grande schermo.



Di questi quattro ragazzi il più conosciuto è Vincent Piazza, che nel film interpreta Tommy DeVito. Vincent è conosciuto al pubblico televisivo per essere Lucky Luciano nella serie televisiva Boardwalk Empire e per aver partecipato anche ad un’altra importante serie che racconta la mafia italo-americana:  i Sopranos.

Incontriamo Vincent Piazza al Waldorf Astoria di New York.

“Ho un episodio divertente da raccontare a proposito di questo storico albergo. Era il preferito di Lucky Luciano, ci visse per parecchio tempo. Così mi è stata assegnata questa lussuosa suite, era quella del vero Luciano,  che si registrava in albergo con un nome falso: Charles Ross. Ebbene, quando sono arrivato ho trovato sul tavolo una bottiglia di scotch e un biglietto dalla direzione, che recitava: ‘Gentile Signor Ross,  siamo molto felici di averla di nuovo fra noi. Le auguriamo un felice soggiorno’.  Divertente e inquietante insieme”.

Non sarà stato difficile per lei interpretare un altro italo-americano.

Sono cresciuto nel Queens e la mia famiglia ha origini italiane.  Conosco perfettamente modi e mentalità.

Sono diverse dall’americano medio?

Un po’ sì. C’è un certo fatalismo che è caratteristica degli italiani. Un essere consapevole che la scarpa può sempre cadere… e che prima o poi cadrà. E’ come se gli italiani conoscessero la gioia di vivere ma sapessero anche che esiste la sofferenza e che questa arriva, o arriverà, che è insomma destinata ad arrivare. Credo che questa sia la chiave per capire questi quattro ragazzi, che furono così popolari negli anni Sessanta.

Conosce quel periodo?

Dopo questo film credo di poter dire di sì. Fu un periodo importante per gli Stati Uniti, il periodo in cui l’America era la più grande potenza ma era ancora innocente.  Era il periodo dopo la Seconda Guerra Mondiale e prima del Vietnam. Periodo anche di grandi e importanti cambiamenti sociali e culturali. Eastwood l’ha saputo raccontare bene, attraverso le vite di questi ragazzi.

Com’è stato lavorare con Clint Eastwood?

Vuole sapere qual’è il mio grande rammarico?  Non averlo potuto frequentare per più tempo. E’ leggendaria la sua velocità sul set. Dovevamo girare in 40 giorni, abbiamo finito al 38esimo. Ho cercato di assorbire più momenti, più esperienza possibile.

Il più grande insegnamento?

E’ una cosa che mi disse un giorno. Disse: ‘Sai, è importante prendere il lavoro seriamente, ma è anche importante non prendere se stessi troppo seriamente’. Credo che per un attore sia una lezione da imparare. Poi da lui avrei voluto assorbire questa sua infinita vitalità. Conosco pochi ventenni con la sua energia”.

E infatti Mr. Eastwood, finito di girare Jersey Boys, si è buttato sul suo prossimo progetto, American Sniper, che vede Bradley Cooper interpretare il cecchino Chris Kyle,  che in Iraq uccise più di 150 nemici e che poi raccontò la sua storia nell’omonimo best seller, vendendo più di un milione di copie. Kyle venne ucciso due anni fa da un colpo di pistola sparato da un ex collega in preda ad una crisi causata dal PTSD, il disordine da stress post-traumatico, un vero flagello nella mente dei soldati di ritorno dalla guerra.

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