giovedì, 31 marzo 2016

Craig Gillespie ci racconta L’ultima tempesta

di Matteo Ghidoni
La pellicola, attesa dal 31 marzo, racconta il salvataggio della petroliera SS Pendleton.

(KIKA) – ESCLUSIVO – LOS ANGELES - Per gli esseri umani il mare rappresenta, da sempre, un mistero e una certezza. Il fascino degli oceani ha spinto uomini straordinari a compiere imprese che hanno cambiato il destino del mondo. Dal viaggio di Ulisse verso Itaca, concluso dopo mille peripezie con l’abbraccio fra lui e Penelope, a Cristoforo Colombo che scoprì l’America e Magellano, ucciso nel 1521 nelle Filippine, mentre tentava la prima circumnavigazione della Terra.

Sono molti i film che hanno affrontato il tema marittimo, proponendolo al pubblico da diverse angolazioni. Un mercoledì da leoni, del 1978, dipingeva la vita di tre giovani surfisti californiani, innamorati delle onde e della vita. In Caccia a Ottobre Rosso, del 1990, un indimenticabile Sean Connery nei panni del capitano Marko Ramius, sfidava la flotta del mare del Nord, per consegnare se stesso e il sottomarino nucleare in suo comando agli Stati Uniti. Poi ancora Titanic, Trappola in alto mare, Lo squalo, Master and Commander, l’elenco completo sarebbe quasi infinito.

L’ultima tempesta, film targato Disney e diretto dall’australiano Craig Gillespie, in uscita nelle sale italiane il 31 marzo, racconta una storia di mare e di eroi, basandosi su una vicenda realmente accaduta. Fra gli interpreti principali: Chris Pine, Casey Affleck, Ben Foster; John Ortiz, Holliday Grainger ed Eric Bana.

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Il 18 febbraio 1952, una terribile tempesta si abbatté sul New England, distruggendo intere cittadine della East Coast americana e inghiottendo le imbarcazioni che si trovavano lungo la sua traiettoria.

Una petroliera diretta a Boston, con un equipaggio di trenta uomini a bordo, travolta dalla tempesta e letteralmente spezzata in due dalla furia dell’oceano, rischiava un rapido naufragio.

Nonostante i pareri avversi di molti colleghi e le condizioni meteo in continuo peggioramento, un manipolo di eroi guidati dal Capitano Bernie Webber, interpretato da Chris Pine, scelse di affrontare quell’enorme mareggiata. Quattro uomini a bordo di una scialuppa di salvataggio, scelsero di sfidare onde alte diciotto metri, venti fortissimi e temperature glaciali.

Gillespie racconta di essersi innamorato subito di questa storia.

Ho letto lo script in una notte e ho capito subito che ne sarebbe venuto fuori un bellissimo film. Mi piace il fatto che si racconti una storia di eroi veri, che non hanno rischiato la propria vita per diventare famosi, ma perché ritenevano che fosse la cosa giusta da fare in quel momento. Ancora oggi possiamo trarre un grosso insegnamento dal comportamento di quei ragazzi”.

Si tratta di una storia attuale ancora oggi?

Sicuramente. Di recente gli Stati Uniti sono stati minacciati da El Niño e l’uragano Patricia si stava per abbattere sul Messico. Le catastrofi naturali purtroppo sono sempre dietro l’angolo, in tutto il mondo. Il vero punto di domanda è: come mi comporterei io in una situazione simile? Nessuno può avere questa risposta, fino a quando non si trova davanti a un pericolo del genere. Questa storia racconta di persone che, arrivate a questo bivio, hanno scelto di affrontare il destino a viso aperto”.

È di questo tipo di persone che avremmo bisogno al giorno d’oggi?

Erano giovani che, senza che nessuno li obbligasse, hanno sfidato la morte per aiutare qualcuno che neanche conoscevano. Hanno messo gli interessi degli altri davanti ai propri. È un punto di vista diverso, rinfrescante in un certo senso”.

Si può leggere un messaggio di speranza in questo film?

Si, c’è molta speranza, c’è anche una storia d’amore. Il personaggio interpretato da Chris Pine è innamorato di una ragazza di nome Miriam Pentinen Webber, interpretata da Holliday Grainger. Si tratta di una donna forte, che lo stimola a essere migliore e determinato. Lei non è su quella barca, ma ha un ruolo fondamentale. Diciamo che rappresenta il suo punto fermo, la sua ancora di salvezza”.

Si tratta di un film basato su una storia vera, quanta finzione avete voluto aggiungere nel rappresentarla?

“È incredibilmente verosimile. Abbiamo cercato di attenerci il più possibile ai fatti: dal primo appuntamento dei due innamorati, fino alla navigazione senza radar in piena notte, in mezzo alla tempesta. Tutti fatti realmente accaduti, è incredibile come a volte la realtà superi la più fervida delle fantasie”.

Quali sono state le scene più difficili da girare?

“Ogni giorno è stato a suo modo impegnativo. Quando ho scelto di dirigere questo film sapevo che non sarebbe stato divertente. Voglio dire che avevo un’ottima crew e attori fantastici, ognuno all’altezza del proprio compito, ma abbiamo dovuto lavorare duro. Fisicamente è stato molto impegnativo: ogni giorno avevamo a che fare con pioggia, cattivo tempo e in altri casi con macchine che riproducevano le condizioni di maltempo. Inoltre a Boston d’inverno, il periodo in cui abbiamo girato, fa veramente molto freddo per stare all’aperto”.

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