Interviste
 
L'attore protagonista di Tomorrowland, sci-fi targato Disney su un mondo che si può creare
“Coraggioso da parte di Disney mettermi in un film estivo, che poi non è né un sequel né un film tratto da un fumetto… Scherzi a parte, sono stati coraggiosi a voler fare qualcosa di nuovo”.

George Clooney sa quanto Hollywood sia refrattaria alle novità ed è per questo che, quando Disney gli ha proposto Tomorroland, una storia sci-fi che vede protagonista una ragazzina e un uomo con un segreto, ha accettato la proposta senza fiatare: “Quando sono venuti a casa mia a dirmi 'Abbiamo una parte per te!', ho detto 'bene, leggiamo!', e poi ho letto il copione e ho capito che la parte era quella di un uomo di mezza età piuttosto ordinario... mi sono quasi offeso”.

Scherza Clooney, anche perché l’uomo di mezza età di Tomorroland è tutto fuor che ordinario. A proporgli il copione sono stati il regista, Brad Bird, e lo sceneggiatore, Damon Lindelof.

Tomorrowland racconta la storia di Frank (George Clooney), un ex enfant prodige ormai disilluso, e Casey (Britt Robertson), un'adolescente ottimista e intelligente che trabocca di curiosità scientifica. Legati da un destino comune, i due intraprendono una pericolosa missione insieme, per svelare i segreti di una misteriosa dimensione spazio-temporale nota come "Tomorrowland". Le loro imprese cambieranno sia il mondo che la propria vita, per sempre.

Mr. Clooney, questo non è proprio il suo genere di film, cosa l’ha attratta di questa storia?

Ho amato l’idea di questo film, in cui il futuro non è preordinato e ti puoi creare il tuo destino se sei coinvolto e attento. Mi è sembrato un buon messaggio da passare ai giovani di oggi. Viviamo in un mondo in cui accendiamo la televisione e quello che vediamo è una realtà dura e non divertente. E il rischio è di stancarsi e perdere la speranza. Però sono convinto che siamo ancora in tempo, che anche una voce sola può fare la differenza, c’è ancora tanto da fare se vogliamo farlo. Ho amato quest’idea.

E’ sempre così ottimista?

Lo sono. Io sono cresciuto durante la guerra fredda e, anche se per tanto tempo ha prevalso l’idea che il mondo sarebbe ad un certo punto finito in un olocausto nucleare, io non ci ho mai creduto sul serio, la speranza non mi è mai mancata, ho sempre pensato che poi alla fine le cose sarebbero cambiate.

Eppure la storia si ripete, se non con la guerra fredda, con, ora in America, gli scontri razziali, di Baltimora, di Ferguson.

E’ vero, certi avvenimenti di oggi ci ricordano quelli del passato ma nel frattempo abbiamo avuto i movimenti per i diritti civili, il Vietnam e i movimenti per i diritti delle donne. Tutte cose che, al pari degli scontri di oggi, ci ricordano che sono le persone che hanno un ruolo nei cambiamenti del mondo. Negli anni ‘Sessanta erano le persone a volere e fare i cambiamenti, non era il governo. E’ la gente, e la gente alla fine fa la cosa giusta. Ho sempre pensato che alla fine funzionerà, alla fine le cose miglioreranno lo penso ancora.

Un pensiero quasi da adolescente.

Esatto, è questo che ho amato tanto in questo film. Tomorrowland ti fa capire che non si nasce cinici o disillusi o arrabbiati. Un ragazzo le impara dai grandi queste cose. Guardo il mondo e vedo dei segni positivi da parte degli adolescenti. Brad e Damon (il regista e lo sceneggiatore, n.d.r.), volevano raccontare una storia che è intrattenimento che fa pensare e essere ottimisti verso il futuro.

Lei personalmente che cosa fa per migliorare il mondo, per migliorare il futuro?
In questo mestiere, quando arrivi ad avere un sacco di attenzioni su di te, attenzioni di cui non hai necessariamente bisogno, allora cerchi di girare queste attenzioni verso cose più utili, verso cose che per me hanno molta importanza, come i problemi dell’Africa subsahariana. Cerchi di accendere una luce su fatti e persone sulle quali la luce non so accende mai.

Questo è un film per famiglie. Voglia di famiglia? Voglia di un figlio?

Calma, mi sono appena sposato.

E’ vero che ha chiesto che nessuno si avvicini alla sua casa sul lago di Como?

No, è stata un’iniziativa del sindaco, per motivi di viabilità, la strada di fronte al cancello di casa mia è stretta e la gente si fermava a fotografare e bloccava il traffico, era anche pericoloso. Ma io non ho chiesto nulla.

Ed è vero che sul set cantava l’hip hop?

Sì, sono il rapper più vecchio del mondo. Sul set, quando lavori 14 ore e fa freddo e hai solo voglia di andare a casa, ti chiedi: cosa potrebbe essere peggio di così? E a quel punto arrivo io, e canto.

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