Interviste
 
La scrittrice, al Giffoni, racconta la sua esperienza letteraria
A soli trentaquattro anni, la scrittrice statunitense Lauren Kate, è arrivata al grande, grandissimo pubblico con il suo secondo libro, Fallen, dal quale poi è nata una fortunatissima saga letteraria. Fallen infatti si compone di cinque libri: Fallen, Torment, Passion, Rapture e Fallen In Love. La M2Pictures ha acquistato i diritti della serie bestseller ed infatti il primo capitolo della saga sarà nelle sale nel 2015. Scrittrice, moglie, madre e amica dei suoi numerosissimi fan, Lauren si dimostra una grande artista ed una donna eccezionale.

Lei ha debuttato con un libro chiamato Princess, un libro abbastanza coraggioso i cui protagonisti sono teenagers. È chiaramente questa l’audience a cui desidera rivolgersi visto che anche i protagonisti della saga Fallen sono adolescenti. Tuttavia i personaggi e la trama sono molto diversi. Cosa l’ ha portata a scegliere di scrivere una raccolta sul genere Paranormal?



“Penso sia nato tutto dalla scrittura di quel romanzo, perché in America si intitola The Betrayal of Natalie Hargrove ed è un riadattamento del Macbeth di Shakespeare quindi le streghe di quel libro erano rappresentate, nel mio, da teenagers con strani propositi. Quella è stata la prima occhiata per me all’interno di ciò che non era la fiction realistica. Era molto interessante per me vedere cosa potevo fare con i personaggi, esplorare il loro lato oscuro ed analizzare il tradimento ed i cuori spezzati. Penso che questo mi abbia introdotta nel mondo del Fantasy e da allora non mi sono più fermata”

Quindi pensa di aver trovato definitivamente il suo genere, o intende esplorare ancora?

“Credo che mi muoverò in diversi spazi, ma scrivo Fantasy da quando sono bambina”



Ha detto varie volte che l’idea della saga viene da un verso della Bibbia contenuto nella Genesi, ma cosa degli angeli l’ha attratto tanto da scriverci diversi libri?

“Oh, non ha nulla a che vedere con gli angeli, ma riguarda l’idea. Gli angeli sono stati cacciati dal paradiso per via di quest’attrazione nei confronti delle donne, il tutto mi è apparso come un incredibile sacrificio ed un grande atto d’amore. È questo che mi interessa, - sorride- il grande amore. Non sapevo nulla degli angeli, per me erano solo delle faccine su addobbi natalizi, ma fortunatamente ho avuto accesso a queste lezioni di religione ed io costretto gli insegnanti a spiegarmi ogni singola cosa di tutti gli angeli menzionati nella Bibbia. Ho letto libri sugli angeli… Ho dovuto studiare molto. -ride- L’angelologia è stata la cosa più interessante nella quale mi sia mai imbattuta. Avere questo terreno sul quale costruire una grande storia d’amore e arricchirla di riferimenti mitologici, era troppo invitante, infatti, vede quante pagine ho scritto”

Ora, oltre a ciò che ha ispirato la saga, cosa ispira l’autrice e la persona dietro all’autrice?

“Direi la storia, la cultura e le vecchie grandi storie d’amore, quelle sono una enorme fonte di ispirazione per me”

Qual’è stato secondo lei, il momento di svolta della sua vita, l’istante in cui tutto è cambiato?

“Ne ho avuti diversi, a dire il vero, ma gliene ne racconto uno in particolare: come primo lavoro dopo il college, ho fatto l'editor per una casa editrice di New York, mi occupavo dei romanzi young adult, principalmente. Era un cambiamento enorme per me, mi ero trasferita a NYC da una piccola città, avevo lasciato tutti e tutto ciò che conoscevo. Il mio piano era di imparare quel lato del business perché il mio scopo primario era quello di pubblicare i miei romanzi. Ho cominciato a far girare i miei manoscritti ricevendo solo rifiuti. Le conservo ancora tutte, le 67 lettere di rifiuto. Più di una volta ho pensato di mollare la scrittura, perché mi piaceva fare l'editor ed ero molto brava, allora ho pensato di lasciar perdere questa strada così difficile e devastante e di restare sul terreno sicuro, ma mi sembrava sbagliato mollare. Quindi mi sono iscritta ad un master e di nuovo, ho lasciato tutto ciò che ero riuscita a costruirmi a New York e mi sono trasferita in California pensando 'se non riesco a finire un romanzo e se non riesco a farlo pubblicare in questi due anni che sarò qui in California, abbandono questa strada sul serio'. Ho firmato il mio primo contratto con una casa editrice per il mio primo libro non appena terminato il master. Sicuramente quello è stato uno dei momenti più importanti della mia vita”



Solo in Italia, la saga ha raggiunto più di cinquecento mila lettori. Ora il film. Come è stata coinvolta nella realizzazione del film?

“Sono molto contenta del ruolo che ho avuto nel processo di realizzazione del film. Sono produttore esecutivo ed ho lavorato a stretto contatto col regista del film, Scott Hicks. È stato molto complesso adattare la sceneggiatura. Cercare di rendere al meglio il tema ed il tono del libro era essenziale nel primo film soprattutto, in modo da far fondere gli altri che verranno nel modo più naturale possibile. Io e Scott ci siamo incontrati spesso da soli proprio per capire in che modo volessimo procedere. Sin dall’inizio ho capito che avevamo la stessa visione, quindi è andato tutto abbastanza liscio. Ho trascorso un paio di settimane sul set a Budapest l’anno scorso ed è stato molto importante per me. Gli attori hanno dato il massimo e si sono interessati parecchio ai personaggi, mi hanno fatto molte domande per cercare di rendere al meglio il ruolo”

Il prossimo libro che uscirà ad ottobre, Angels in the dark, si integra nella storia del film?

“Si. Angels in the dark è composto da piccole vignette che io disegnavo, mentre scrivevo la saga, per aiutarmi a comprendere meglio la storia. Faccio un esempio: in una scena particolare di Fallen ho incontrato molti problemi. La stavo scrivendo dal punto di vista di Luce e c’è questo momento in cui lei incontra Daniel ed accade una cosa specifica, lui ha una reazione piuttosto complicata. Scrivendola dal punto di vista di Luce, non riuscivo a comprendere totalmente cosa provasse Daniel. Sostanzialmente quella che si leggerà in Angels in the dark è proprio la prospettiva di Daniel. Quindi in questo senso, si, ci sono elementi di questo libro che porteremo nel film in modo da poter avere una visione della storia a 360 gradi”

Ha un rapporto molto stretto con i suoi fan. Sul suo sito ho visto che la prima cosa che compare è la lista delle sue prossime apparizioni. Chiede ai suoi ammiratori di partecipare ad eventi così da poterli incontrare. Come autrice, quale messaggio vuole dare ai suoi lettori tramite i suoi libri e, come persona, quale consiglio si sente di dare ai giovani che sperano di seguire le sue orme e di intraprendere una carriera nella letteratura?

“Credo che per uno scrittore, la cosa più importante sia sempre finire la storia. Secondo me è facile farsi ispirare, avere idee, scrivere qualche pagina, ma a tutti capita di avere il blocco dello scrittore. C’è una certa differenza tra qualcuno che, con un libro in mano, dice ‘questo l’ho scritto io’ e qualcuno che dice ‘io voglio fare questo, l’ho sempre voluto fare’. Per cui finire le proprie storie è la cosa più importante, in ogni caso, si può tornare indietro e cambiare qualcosa, ma bisogna terminarle”.

Federica Volpe

©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultime in Interviste
News correlate