Interviste
 
La star di Friend nel suo primo ruolo drammatico in Cake
Tutti si preoccupano per lei. Jennifer Aniston è la star più compatita dello star system. Certo, essere mollata da Brad Pitt che ti ha tradito con Angelina Jolie è uno di quegli stigmi che rimangono per sempre. Infatti, il fattaccio risale a ben dieci anni fa, nel frattempo Jennifer si è dotata di fidanzato bello giovane: Justin Theroux, e vive una vita appagata e felice in una villa sulle colline di Bel Air (che condivide con il fidanzato bello e giovane). E’ anche spudoratamente ricca, sin dai tempi di Friend, quando venne ingaggiata per un milione di dollari a episodio. Eppure tutto questo non conta: tutti ugualmente si preoccupano nella ‘povera’ Jennifer Aniston.

Qualche mese fa l’Hollywood Reporter le ha dedicato una copertina e ha voluto rassicurare il pubblico con un titolo emblematico: “Jennifer sta bene”.

La preoccupazione del settimanale però non riguardava tanto le ormai storiche vicende sentimentali, quanto un fatto ben più recente e di taglio professionale: Jennifer Aniston era stata snobbata nella corsa agli Oscar per il film Cake, che al festival di Toronto aveva ricevuto critiche entusiasmanti e per il quale si parlava, appunto, di una sua candidatura come migliore attrice drammatica.

E così, come capita da ormai dieci anni a questa parte, a Jennifer Aniston, la “snobbata numero uno”, è toccato rassicurare tutti: “Non ha idea di quanto affetto abbia ricevuto: fiori, telefonate, bigliettini. Certo, una nomination avrebbe fatto piacere, ma questo film mi ha comunque aperto una porta che prima per me è sempre stata chiusa. Fare commedie è divertente, ed è anche molto impegnativo, ma volevo cimentarmi in qualcosa di diverso ed era frustrante sentirsi continuamente dire ‘Mi spiace, non posso prendere te perché non hai mai fatto un film drammatico’.”

Ora l’ha fatto. Cake è una vera storia drammatica. Diretto da Daniel Barnz, racconta di Claire, una donna che reagisce con il sarcasmo e la cattiveria al dolore cronico, fisico e psicologico, che un drammatico incidente stradale le ha provocato, sconvolgendo la sua vita e quella della sua famiglia.

Quando la incontro, per la promozione del film, è il dieci febbraio, giorno prima del suo 46mo compleanno, indossa una jumpsuit con intarsi ricamati e tacchi Louboutin. Il tutto del suo colore preferito: il nero. Siede, posa il cellulare e incrocia le mani sul tavolo. Le dita, smaltate di rosso, sono adornate di un unico anello: il diamante da otto carati che il fidanzato le regalò nell’agosto del 2012, quando la raggiunse sul set di We’re the Millers, si inginocchiò e le chiese di sposarlo.

Il suo viso, dalla mascella un po’ appuntita, è incorniciato da splendidi capelli color miele, “Un buon parrucchiere è la migliore cura di bellezza” dice, ed è rischiarato dall’azzurro perfetto dei suoi occhi.

Una serie di rughette sottili le solca la fronte, dichiarando i suoi anni e la sua capacità di resistere alle lusinghe del botox.

Per il film si è mostrata completamente struccata. Non deve essere mai facile per un’attrice.

Non ero solo struccata, mi sono state aggiunte cicatrici e occhiaie nere. Ma mi è piaciuto farlo, mi sono sentita onesta, reale e autentica. C’è anche una scena in cui Claire tenta di truccarsi, poi si sente ridicola e si toglie quella robaccia dal viso. Io sentivo che doveva essere rappresentata così. Tanto peggio, tanto meglio.

Claire è arrabbiata. Tutti noi nella vita proviamo rabbia. Ha scavato nella sua rabbia?

Io sono un’ottimista, vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, ma in questo caso si è trattato di guardare la metà vuota. Claire è ferma, bloccata nel suo dolore. Ha senso dell’umorismo ma è sarcasmo. Tutti nella vita, chi più chi meno, hanno passato momenti difficili, tutti noi ad un certo punto incontriamo un muro. Lei continua a sbatterci dentro.

Qual è il suo rapporto con la rabbia e con il dolore?

Una volta mi tenevo tutto dentro. Per me rabbia significava chiudermi e non dire nulla, ma poi ho capito che si può parlare di qualcosa che ti fa arrabbiare, si può esprimere un’opinione, tenere la posizione, senza farsi uscire le vene dal collo e senza urlare. Ci sono voluti anni di terapia, ma l’ho capito.

Conosce qualcuno affetto da dolore cronico?

Una delle mie migliori amiche era una stunt-woman, era la mia controfigura. Quindici anni fa ebbe un incidente, la sua gamba venne maciullata da un motore fuoribordo. Subì una ventina di interventi chirurgici, la sua carriera finì, divenne dipendente dagli antidolorifici, divenne una versione di Claire ma ne uscì. E’ una donna straordinaria e così un giorno decise di smettere con le medicine. Le chiesi, ma il dolore? C’è sempre, mi rispose, ma ora è diventato parte di me, è la mia nuova normalità. Ci sono persone che scelgono di rimanere piegate, altre che decidono di rialzarsi.

Qual è la sua tecnica per rialzarsi?

Da un po’ di tempo medito. La mattina faccio meditazione trascendentale, la pratico dal 2009. Andai ad un incontro organizzato dalla David Lynch Foundation. Non sapevo nulla della meditazione prima di allora, certo, sono cresciuta in California, dove da sempre è viva una sorta di spiritualità e ho sempre cercato di fare una mia personale sorta di meditazione, cercando i miei momenti di tranquillità durante il giorno, ma da allora medito regolarmente e vi posso assicurare che cambia la vita, la percezione del mondo. Lo faccio sempre, la mattina, e se posso anche il pomeriggio, a volte si tratta di trovare 10 minuti per stare seduti in una stanza, cerco di ricavarmi quello spazio.

E’ quello il suo segreto di bellezza?

Quello e un po’ di esercizio fisico. Yoga, spinning, cardio, faccio più cose per mantenere vivo l’interesse.

E’ vero che per il film le è stato chiesto di smettere con il fitness?

Vero. In un primo momento ero contenta. Finalmente avevo una buona ragione per non stancarmi in palestra. Ma poi ho iniziato a sentirmi meno bene con me stessa.

Aveva messo su peso?

Sì, certo, è quel che succede quando smetti di fare esercizio perché a mangiare non rinuncio. Mangio quello che voglio e se non mi regolo con l’esercizio, ingrasso.

Avevo letto che non mangiava mai carboidrati dopo le 17.

In passato ero molto più severa con me stessa. Non lo sono più, mi piace la pasta, non tanto i dolci, quanto la pasta e il pane.

 

Suona il telefono. E’ un messaggio. La mano inanellata schiaccia un tasto, Jennifer legge rapidamente, sorride, e poi silenzia l’apparecchio.

 

Lei tutte le settimane o quasi appare su qualche tabloid, incinta oppure no, in procinto di sposarsi, oppure no. In lite con l’ex, oppure no. Quanto la tocca tutto questo?

Jennifer allarga le mani in un gesto d’esasperazione.

“E’ ridicolo. Se solo la smettessero con queste stupidaggini da soap-opera! No, seriamente, chi ci crede più? Bisognerebbe che questi giornali imparassero a dare un po’ più credito ai loro lettori”.

Ma allora, si sposa o no?

Ci sposeremo ma non c’è una data. E se ci fosse, non gliela direi.

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