Interviste
 
Il regista firma il secondo episodio tratto dalla popolarissima serie tv
Nel 2009 i fan della popolarissima serie televisiva Star Trek avevano esultato perché l’oggetto di tanto amore era diventato in film. Un bel film, avevano convenuto i critici.  Capace non solo di accontentare i difficili gusti di chi della serie sapeva tutto, ma anche di portare a sé il pubblico appartenente ad una generazione che del serial televisivo nulla sapeva.

A dirigere quel primo film era stato JJ Abrams,  prolifico autore con grande esperienza di cinema e tv (è lui il creatore di Lost).  In quell’occasione Abrams fu fedele all’originale televisivo senza esserne schiavo e seppe rispettare la tradizione e la visione epica dell’avventura fantascientifica così amata da tanti.

Normale dunque che, a quattro anni di distanza, venisse chiamato di nuovo lui alla regia di Star Trek into the Darkness, che debutterà il prossimo fine settimana negli Stati Uniti, per arrivare in Italia il 13 giugno.

I toni di questo sequel saranno più scuri: "Infatti lo abbiamo intitolato In to the darkness – dice il regista - nel primo film si è formata una famiglia, nel secondo questa famiglia verrà messa a dura prova. Le storie d'origine sono più semplici, per così dire: c'e' un gruppo di personaggi, spesso disperati da presentare e che alla fine del film devono diventare una famiglia. Questa storia invece, deve mettere queste persone alla prova, deve rappresentare una sfida".

E infatti il film entra subito in azione con una scena di caotica urgenza. Spock (interpretato da Zachary Quinto) si trova nel cuore di un vulcano che rischia di incenerire tutta la terra.  Per salvare il suo extraterrestre amico, il Capitano Kirk (che ha i begli occhi di Chris Pine) contravviene le regole e questo fatto,  che pure salva Spock, causa tensione all’interno della navicella e fra i due.  Il film si incentrerà proprio sul rapporto di amicizia, rivalità,  comunicazione e talvolta incomprensione fra i due protagonisti. Mentre Kirk è una testa calda, che agisce d’istinto, Spock è invece un essere razionale, che non si lascia giocare dalle emozioni. Esattamente come ci si aspetta da un non umano.

"Non sono mai stato un fan della serie, - dice a sorpresa il regista - nè dei film, proprio non mi sono mai interessato a questo gruppo di persone, mi sono sorpreso di me stesso quando ho deciso di accettare di dirigere il primo film”. Ma forse è stato quello il segreto del suo successo. “Non l'ho visto come Star Trek, con tutta la sua mitologia e schiera di fans, ma come la possibilità di realizzare un film che potesse emozionarmi e riportarmi alle cose che da bambino mi hanno fatto innamorare del cinema.  Ridere, piangere, stare con il fiato sospeso, tifare per i protagonisti, sobbalzare, forse non  è proprio quello che ci si aspetta da un film di Star Trek, ma io l'ho visto così e anche In to the Darkness riserva parecchie sorprese in questo senso. Può essere apprezzato sicuramente dai fan della saga ma anche da chi, come me, della saga non sapeva niente. Poi tra i fan c'e' sempre una parte che è scontenta, che si lamenta. La critica più frequente che ci fanno è che, sì, siamo abbastanza fedeli all'originale, ma anche un pò diversi". E tutto sommato, dico io, va bene così".

Per l’ambientazione del ponte principale dell’Enterprise Abrams ha scelto uno scenario futuristico ma reale. Le scene sono state infatti girate al NIF, in California, un'installazione militare ad accesso riservato dove un gruppo di scienziati sta studiando la fusione nucleare e dove è contenuto il laser più potente al mondo. Il film è girato in 3D, nonostante l'avversione del regista per la nuova tecnologia:"Ero assolutamente contrario.  Non mi piaceva l'idea e la trovavo ridicola. Non mi piace nemmeno andare al cinema a vedere i film in 3D: mi danno fastidio gli occhiali, mi viene il mal di testa, mi annoia. Però poi mi hanno mostrato alcune scene convertite in 3D e sono rimasto a bocca aperta. Ho visto infinite possibilità, anche se girare in 3D e' tutta un'altra cosa e tutto deve sempre essere a fuoco, nella giusta posizione. Abbiamo usato tecniche nuove per ovviare ai problemi generati dalla visione in 3D e lo abbiamo reso funzionale alla sceneggiatura che come dicevo è il punto forte di questo film d'azione, romantico, d'avventura, thriller, divertente, di paura: un cocktail delle cose che amo del cinema".
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