L'attore al cinema con Emma Stone e Sean Penn dal 21 febbraio

(LOS ANGELES) – Josh Brolin è allegro, scherzoso, quasi frizzante (e molto muscoloso, ma lui dice che non durerà, era solo per interpretare una parte). Lascia un po’ spiazzati, abituati a vederlo nei panni di personaggi solitamente seriosi. Come l’ultimo, il sergente della polizia di Los Angeles John O’Mara, un uomo sempre teso, cupo, corrucciato, che interpreta nel film “Gangster Squad”, in uscita nelle sale italiane il 21 febbraio. Omaggio al genere dei film gangster/noir, è diretto da Ruben Fleischer (“Zombieland”), e vanta un cast di alto livello, con protagonisti gli amici di Brolin, Sean Penn e Nick Nolte, oltre a Ryan Gosling ed Emma Stone. Ispirato ad eventi realmente accaduti negli anni ’40 e ’50 del secolo scorso a Los Angeles, racconta la storia del gruppo di poliziotti che formavano la “Gangster Squad”, la squadra sotto copertura incaricata di fermare il gangster Mickey Cohen (Sean Penn), che con le sue attività criminali stava soggiogando la città di Los Angeles.

“Sono orgoglioso del legame che ho creato con il personaggio che interpreto, specialmente dopo avere incontrato la figlia dell’uomo a cui è ispirato”, racconta Brolin. “Incontrarla è stato fantastico, ma anche difficile perché devi fare capire ai familiari che sullo schermo non puoi essere esattamente la persona che loro conoscevano, sei la versione che tu come attore decidi di creare di quella persona”.

Che cosa l’ha colpita di più del suo personaggio?

“Trovo che il mio personaggio sia toccante. E’ un uomo che è tornato dalla guerra nella società civile, si accorge di quanto la polizia sia corrotta e di quanto la città che ama stia cambiando a causa dei gangster. E’ un uomo onesto e leale disposto a fare qualunque cosa per gli ideali in cui crede, anche se questo significa mettere in pericolo la sua famiglia. Mi piacciono le persone così, quelle che partono sfavorite e finiscono per prevalere”.

Il suo personaggio, con una moglie incinta, arriva al punto di mettere in pericolo se stesso e la propria famiglia per il bene comune. Lei sarebbe disposto a farlo?

“Non saprei. Mi dovrei trovare in quella situazione. Ma ho sempre detto ai miei figli che per loro ci sarei sempre stato, a qualunque costo, e posso dire di essermi trovato in situazioni dove gliel’ho dimostrato e so che loro non lo dimenticheranno mai. Quando mia moglie era incinta del nostro secondo bambino e dovevo partire per iniziare una serie, e il bambino non si decideva ad arrivare, io non sono partito sino alla nascita, nonostante la casa di produzione mi minacciasse di licenziamento.
A un certo punto mi hanno chiamato per chiedermi se volevo che intervenissero per indurre le doglie. Allora ho staccato il telefono. Io sono così, preferisco perdere soldi o l’opportunità di un altro lavoro, ma per me è importante sapere che quando ripenso a come mi sono comportato posso esserne orgoglioso. Certo, non sempre succede”.

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