giovedì, 9 giugno 2016

Justin Lin eredita Star Trek: “Fa parte della mia vita”

di Redazione
Il regista "Dagli otto ai diciotto anni Star Trek era un appuntamento fisso per noi".

Justin Lin, il regista di ben quattro film della fortunata saga di Fast & Furious, è un uomo minuto, col sorriso stampato in volto, al quale la fama e i milioni di Hollywood sembrano non aver fatto effetto. Veste sportivo, un paio di pantaloni della tuta e una maglietta semplice e bianca, ma non è l’abbigliamento a colpire di lui. Lin colpisce perché, quando parla trasuda passione per il cinema. Forse è per questo che un gigante come J.J. Abrams, regista dei primi due film della nuova trilogia di Star Trek e ora co-produttore, ha scelto proprio lui come suo erede alla guida dell’Enterprise.

Una scelta importante, visto che Star Trek Beyond, in uscita il prossimo 21 luglio, arriva nell’anno del 50esimo anniversario dalla nascita di una delle saghe più amate di tutti i tempi. La prima senza Leonard Nimoy, il celebre attore che da sempre dava il volto al vulcaniano Spock, morto a Los Angeles il 27 febbraio del 2015.

Qual è il suo primo ricordo di Star Trek?

Devo tornare con la mente al salotto dei miei genitori. Ci eravamo appena trasferiti negli Stati Uniti da Taiwan. I miei avevano un piccolo ristorante fish & chips e chiudevano alle 21, quindi non si cenava mai prima delle 22. Star Trek iniziava alle 23 e io e i miei fratelli volevamo aspettare mio padre per trascorrere un po’ di tempo insieme a lui. Dagli otto ai diciotto anni, finché non sono andato al college, Star Trek era un appuntamento fisso per noi. Allora c’erano solo tre stagioni e pazienza se alcune erano delle repliche, per me era un nuovo show ogni volta, non parlavo inglese al tempo, non avevamo nessun parente qui in America e quindi alla fine Star Trek è diventato un po’ come una famiglia: mi ha fatto capire che le persone con le quali condividi un viaggio, un percorso, spesso sono le più importanti della tua vita.

Qual era il suo personaggio preferito?

Il Dottor McCoy! Mi piaceva da morire il suo senso dell’umorismo. Io e Karl (Urban, che interpreta il nuovo McCoy, ndr) abbiamo sempre discusso molto di lui per renderlo al meglio in questo film: parlavamo del suo DNA, di come reagirebbe nelle situazioni, di che decisioni prenderebbe.

Che reazione ha avuto quando è stato ingaggiato per dirigere Star Trek Beyond?

Non me lo sarei mai aspettato. Ero pronto a girare un’altra cosa, poi mi ha chiamato J.J. Abrams e mi ha detto: “Ti piace Star Trek?”. E io: “Sì, un pochino dai…è solo parte della mia vita!”. A quel punto mi ha risposto: “Vorrei che lo girassi tu”. Lo ricordo come se fosse ieri: era un giovedì e solo nel weekend ho realizzato l’importanza della cosa.

Cosa vuol dire lavorare con J.J. Abrams?

È una persona gentilissima, e le assicuro che in questo mondo non è così semplice trovare dei bravi ragazzi come lui. Quando è venuto da me mi ha detto: “Se accetti di farlo, devi essere audace, devi fare in modo di lasciare il tuo segno nel film”. Questa frase per me è stata importantissima: ci vuole parecchia fiducia per pronunciare una frase del genere, non me la scorderò mai.

Che differenza c’è tra il suo film e i due Star Trek di J.J. Abrams?

Lui ha utilizzato molto la storia originale, ha anche utilizzato la stessa crew, tutto girava intorno a Spock e Kirk. Io ho voluto aprirmi un po’ di più, adoro i personaggi e mi piaceva l’idea di dare più spazio a tutti. E poi nei primi due film non c’erano missioni di cinque anni e io sono cresciuto durante la missione dei cinque anni. Volevo fortemente questa cosa.



Può descrivere i nuovi personaggi?

Certo. Volevo rivoluzionare l’idea classica che c’era di Star Trek e per farlo ho capito che mi serviva una presenza molto forte, una presenza con un forte punto di vista e una filosofia reale, che poi è la sfida di qualsiasi film: avere un buon antagonista, anche se spesso è presente per poco. Per il ruolo di Krall, Idris (Elba, ndr) era in cima alla mia lista, ci siamo parlati e abbiamo subito capito di essere sulla stessa lunghezza d’onda, ha fatto un ottimo lavoro. Sofia (Boutella, ndr) invece interpreta Jaylah, con lei volevo qualcosa di nuovo. Quando l’ho vista leggere lo script all’audizione ho detto: “È lei, portatela al trucco, è il personaggio che cercavo!”.

Chi è il regista che più l’ha ispirata?

Quando studiavo alla Film School avrei detto Kubrick, Altman, Coppola e Scorsese, ma devo essere onesto: in generale apprezzo molto quando un regista, anche nel caso di un film minore, riesce a creare qualcosa fino al punto di catturarti l’anima. Questo è quello che m’ispira: fare film è chimica, non matematica.

Conosceva Leonard Nimoy?

Sfortunatamente non l’ho mai incontrato di persona, anche se mi sembra di conoscerlo da sempre. Porterò sempre con me il suo ricordo.

C’è qualcosa di lui nel suo film?

Lui è parte fondamentale di questo franchise e nell’anniversario dei 50 anni volevamo fare in modo di non dimenticarci di questo, del fatto che facesse parte del DNA di Star Trek. Vedendo il film, si capirà molto amiamo Nimoy.

Cosa significa la parola “Beyond” presente nel titolo?

È la filosofia alla base di Star Trek. Quando le persone parlano della saga spesso si dimenticano che il vero messaggio è sempre stato quello di spingersi oltre i limiti, sfidare se stessi. Il mio obiettivo era quello di cercare qualcosa di nuovo, di sconosciuto. Volevo celebrare questo personaggio un po’ particolare: la voglia di esplorare, andare dove non si è mai andati prima, “al di là” di tutto appunto, perché questo è il vero spirito di Star Trek.

Prima Fast & Furious, ora Star Trek. Alla base dei suoi film c’è sempre qualcosa di molto veloce, che cos’è per lei la velocità?

È qualcosa che riguarda molto la personalità e quello che sei. Il modo con cui guidi un’auto ad esempio dice molte cose su di te, più di quello che pensiamo.

In un periodo storico di grandi divisioni sociali, il messaggio di Star Trek è qualcosa di molto positivo.

I conflitti ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Quello che Star Trek cerca di insegnare è che anche nel momento più difficile, l’unica cosa che conta è riuscire a mantenere sempre la fiducia in se stessi.

Farà un altro Star Trek?

Non ne ho la più pallida idea, non sapevo nemmeno se avrei girato un altro Fast & Furious, i sequel sono sempre un qualcosa che devi guadagnarti sul campo. Staremo a vedere.

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Video di Luca Carlino


 
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