Interviste
 
C'è lei alla regia del film più discusso del momento, noi l'abbiamo incontrata.


Ad oggi, sembra che tutti abbiano visto Cinquanta Sfumatre di Grigio, ma prima della premiere mondiale a Berlino, lo scorso 11 febbraio, nemmeno gli addetti ai lavori avevano potuto vedere i film.

Come mai così tanta segretezza? Di solito quando un film non viene mostrato in anteprima non è un gran bel segno, spesso è indice di cattiva qualità, spesso significa che neppure il regista e i produttori sono convinti di aver fatto un buon lavoro e vogliono impedire che i critici possano giudicare prima del pubblico.

Questo però è un caso diverso. La stessa regista Sam Taylor-Johnson lo conferma: “Il fatto è che si è voluto, per il film, cercare mantenere lo stesso impatto dal basso che ha caratterizzato il successo, planetario, del libro di E.L. James, che ancora prima di essere pubblicato era stato oggetto di un passa-parola incredibile”.



La regista, 48 anni, inglese trapiantata a Los Angeles, spiega di come si è dovuta attenere al libro nella sua versione cinematografia:

“Con una base di fan di questo spessore non potevo proprio fare altrimenti”.

L’operazione è di quelle rischiose.

Il fatto è che ho letto il libro e ho avuto subito chiara in testa la visione del film che poteva essere tratta. Ne ho parlato con i produttori e tutto è partito piuttosto velocemente. Non ho avuto molto tempo di pensare. Dakota Johnson, che fa Anastasia, è stata anche lei una scelta facile e immediata, abbiamo fatto centinaia di audizioni, ma lei, una delle prime ascoltate, è rimasta la nostra scelta. Il percorso per arrivare a Jamie Dornan (Christian Grey n.d.r.) è stato più complesso ma alla fine anche con lui è andato tutto liscio. Non restava che partire.

Qual è stata la parte più difficile? Le scene di sesso?

Le scene di sesso non sono state la parte più difficile della realizzazione di questo film, alla fine è una coreografia, ho trovato più complesso illustrare il percorso emotivo raccontato in questa storia, un percorso a volte doloroso e scuro. Non ho voluto rappresentare scene troppo esplicite, non ce n’era bisogno secondo me. Con l’atto esplicito finisce l’erotismo, si sa bene dove si va a finire ad un certo punto, no?

Non tutti hanno dimestichezza con il mondo del bondage e del sadomasochismo e vedere una donna legata come un salame e appesa, se per alcuni può essere erotico, per altri può essere fastidioso.

In questo film Anastasia inizia il suo viaggio in maniera sottomessa ma finisce per avere il potere. Lo ottiene attraverso la scoperta della sua sessualità. Ho fatto molte ricerche sul mondo del sadomaso, c’è un sottobosco molto vasto e la definizione migliore me l’ha data una dominatrice, che ha detto che una relazione bondage è basata sulla fiducia e se c’è quel genere di fiducia si crea un legame molto forte. Può essere amore o qualcosa di diverso, ma è comunque un legame potente.

Non teme dunque le contestazioni delle femministe?

Se questo film fosse in qualche modo dannoso per l’immagine della donna, io stessa non l’avrei preso in considerazione. Anastasia s’imbarca in un viaggio di scoperta di se stessa e della sua sessualità ma non è una vittima. All’inizio forse lo sembra, lui è quello ricco e potente e lei la ragazzina sottomessa, ma alla fine è lei quella che prende la decisione si allontanarsi da lui perché capisce che è una storia impossibile ed è lui è quello che soffre.



È stato detto che il rapporto con l’autrice, sul set, è stato difficile. Che aveva opinioni molto forti su cosa doveva essere fatto.

Non lo nascondo, non lo è stato facile, per niente. Aveva una sua visione, della storia e dei personaggi che ha creato, ma noi avevano l’esigenza di ricreare questa storia in una maniera più visiva e quindi differente. C’e’ stata tensione, ci siamo scambiate le nostre opinioni a volte in maniera piuttosto forte, ma alla fine siamo arrivate su un sentiero comune.

Che cosa chiedeva soprattutto?

Era molto focalizzata sulle battute e sui momenti della storia preferiti dai fan.

C’è mai stato un momento in cui ha pensato ‘ma chi me lo ha fatto fare’?

Sì, ho pensato che era un affare troppo grosso, certo. Non ho mai avuto il rimorso di avere detto sì, non è nel mio carattere, però ci sono stati momenti in cui mi pareva impossibile uscirne con un lavoro che rendesse felici tutti: i fan, la produzione, l’autrice. E sì, ho pensato che era dura, molto dura.

Lo dirigerebbe dunque il sequel?

Non immediatamente, dopo aver fatto un parto, di quelli difficili, l’ultima cosa che vuoi fare è un altro bambino.

Qual è il suo preferito fra i classici dell’erotismo?

C’è film che resiste più di altri alle insidie del tempo, ed è Ultimo tango a Parigi, del vostro Bertolucci.

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