Interviste
 
L’adattamento dell’opera di Antoine de Saint-Exupéry nelle sale dal primo gennaio.
(KIKA) - LOS ANGELES - Dal primo gennaio arriverà nelle sale italiane Il Piccolo Principe, film diretto da Mark Osborne e tratto dal romanzo pubblicato nel 1943 dallo scrittore e aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry.



Il regista, candidato a due premi Oscar per Kung Fu Panda e per il corto d’animazione More, ha raccontato cosa il libro francese più venduto al mondo abbia significato per lui.

Mia moglie mi ha regalato la mia prima copia decenni fa. A quel tempo avevamo una relazione a distanza e donarmi il libro che aveva ricevuto da bambina era un modo per rafforzare il nostro legame. Il dono è arrivato in un periodo in cui stavo studiando animazione cercando di trovare la mia strada e mi ha aiutato a ristabilire un contatto con la mia infanzia, i bambini inventano storie senza doverci pensare a lungo. Volevo fare un film che facesse capire come una storia possa influenzare la nostra vita”.

Fare un adattamento per il grande schermo di un libro così conosciuto è una grande sfida. Come ha rivisitato la storia?

Non volevo che fosse un adattamento da pagina 1 a pagina 100. Volevo rendere l’esperienza emotiva che si ha quando si legge il libro. Ho cercato di scoprire quale fosse l’esperienza comune, e ho capito che le persone avevano una reazione emotiva. Il libro tocca diversi aspetti della vita. Volevo trovare un modo per far provare una reazione emotiva anche con il film”.



Quindi si è preso alcune libertà rispetto alla storia originale del libro?

Ho voluto ampliare la storia intorno al libro proprio per rendere omaggio all’opera di Saint-Exupéry. Pensando alla trama, ho voluto che fosse molto pura, molto fedele all’originale. Ho immaginato l’esperienza di una bambina e di come il libro abbia ispirato sia lei che le sue paure più oscure. Ho voluto raccontare il rapporto che vive con l’aviatore, che condivide con lei la storia. Ho pensato fosse impossibile trasformare il libro in un film, e ho cercato un modo per rendergli omaggio”.



Perché ha scelto di mixare digital e stop motion?

Ho sempre usato diversi mezzi di comunicazione per rappresentare diversi stati d’animo. Questa è la magia dell’animazione. È diventato il modo migliore per proteggere il libro. Oltre alla computer grafica ci sono disegni fatti a mano, che rappresentano il cuore dell’infanzia. Sono l’antidoto al mondo adulto. E questo è il modo migliore per esprimere questo contrasto”.



Come ha scelto gli attori per le voci dei personaggi?

Tutti amano il libro. Ho potuto quindi scegliere i migliori attori al mondo. È stato eccitante. Pensando all’aviatore non riuscivo a trovare qualcuno che potesse andare bene. Poi la mia collaboratrice Irena Brignull ha detto: ‘Stavo pensando a Jeff Bridges” e da allora non son riuscito a pensare a nessun altro.
Conosceva il libro e per questo era scettico, ma sono stato fortunato e l’ho assunto. Anche altri attori come Ricky Gervais, James Franco e Benicio Del Toro, sebbene molto impegnati in altri progetti, sono stati felici di fare qualcosa di diverso e unico. Per me è stato incredibile lavorare con Marion Cotillard - che dà voce alla Rosa. Il mio processo è molto collaborativo. Ho davvero offerto a questi attori l'opportunità di creare i personaggi. E Mackenzie Foy che interpreta la bambina è un'attrice di talento. Era in grado di essere una bambina, ma anche di pensare come un attrice. È lei la vera protagonista del film”.

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