Interviste
 
5 inediti, due dei quali con Mauro Repetto. 14 duetti con Fiorello, Venditti, Elio, Jovanotti
Nei “ruggenti anni Novanta”, come li ha chiamati Max Pezzali durante l’intervista rilasciata per raccontare la nascita del nuovo cd Max 20 in uscita il 4 giugno, il cantautore descriveva con tenerezza il Peugeot che “arrancava sù in salita”, narrava fino troppo bene le compagnie di amici al bar e le sale giochi della provincia noiosa, dove le “106 farmacie” superavano di gran lunga le discoteche.



Ora, vent’anni dopo, i problemi dei giovani sono altri e i suoi cinque pezzi inediti provano ad affrontarli: “Ragazzo inadeguato parla di un giovane che si sente in difetto perché non è abbastanza cool. Oggi il contenitore è più importante del contenuto. La globalizzazione ha aperto un mondo di stronzate condivisibili da tutti. E’ come se guardando Sex&City tutti pensassero di essere dentro un programma tv. Beh, sai che ti dico? Nella musica o in altri ambiti forse questo può anche funzionare, ma pensiamo, che ne so, a chi guida gli aerei: piuttosto di un pilota cool, ma imbecille, preferieri averne uno tamarro, ma in grado di fare il suo lavoro”.

Di moto, la grande passione che lo ha spinto a condurre anche un programma su Deejay Tv, non c’è stato tempo di parlare. Si è invece discusso dell’amicizia, della musica, della fine di questo ciclo celebrativo iniziato con la compilation rap di Hanno ucciso l’uomo ragno, l’anno scorso, e della voglia di “tornare al delirio”.



“Nel 2014 vorrei uscire con un nuovo album”, ha detto. Ma questa volta le sue parole sembrano preannunciare qualcosa di diverso: essere rimasto in sella fino a oggi, gli ha dato una marcia in più e la voglia di rompere gli schemi: “E’ normale cercare di piacere. Tutti lo vogliamo in qualche modo, è un meccanismo inconscio, ora ho voglia creare, senza pensare. I social network sono pericolosi da questo punto di vista: mi scrivono “Perchè non fai canzoni come quella?” e all’inizio pensi che sia la cosa giusta, ma poi ti rendi conto che il tempo è passato e bisogna andare avanti. Voglio guardare il mondo da osservatore, non vivere da osservato”.
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