giovedì, 2 giugno 2016

Mia Wasikowska racconta il suo viaggio Attraverso lo specchio

di Redazione
"Se potessi viaggiare nel tempo sceglierei di tornare bambina".
(KIKA) -LOS ANGELES – Mia Wasikowska è tornata a indossare i panni di quell’Alice nel Paese delle Meraviglie che grazie a Tim Burton, nel 2010, l’avevano fatta conoscere al mondo intero. La 26enne australiana è ancora una volta la protagonista nel sequel ispirato ai classici di Lewis Carroll, Alice attraverso lo Specchio, diretto da James Bobin (il regista dei Muppet, mentre Burton di questo secondo film è il produttore), da qualche giorno nelle sale cinematografiche italiane. Ora però Alice è cresciuta, è una ventenne che, lasciata la sua Inghilterra a bordo di una nave, coi gradi di Capitano, ha solcato i mari in lungo e in largo, fatto esperienze, conosciuto nuovi mondi e, al suo rientro in patria, sa finalmente chi è e che cosa vuole.

Com’è cambiato il suo personaggio in questi sei anni?

È cresciuto con me, quando ho girato Alice nel Paese delle Meraviglie non avevo idea di cosa fosse il grande cinema hollywoodiano. Non sapevo cosa aspettarmi, ero goffa perché non ero a mio agio. Questa volta è stato tutto molto diverso, Alice stessa è diversa, ed esattamente come me, ora sa quel che vuole.

Quanto le piace la nuova Alice?

Parecchio, soprattutto collocandola nel periodo storico della fiaba (metà Ottocento), quando la strada da fare per una donna era molto più in salita rispetto a oggi. Già allora Alice era molto forte: era capace di badare a se stessa, sapeva quello che voleva e tutto ciò che doveva fare per ottenerlo. Nonostante il fatto che oggi qualche progresso sia stato fatto, non tutte le donne hanno questa sua capacità.

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Che peso ha Alice rispetto al ruolo delle donne e alla loro crescita all’interno della società?

Credo che la sua sia una figura importantissima. I nostri film si rivolgono a un pubblico di giovani, di ragazze che si affacciano al mondo dopo l’infanzia. Alice dimostra di essere quanto di più lontano dalla damigella impaurita che aspetta il principe azzurro. È un bell’esempio per tutte.

Al centro della storia vi è il Tempo (interpretato da Sacha Baron Cohen). Se lei potesse viaggiare nel tempo, dove andrebbe?

Sceglierei di tornare bambina. Vorrei essere una neonata di un paio di giorni: sarebbe molto bello avere di nuovo qualcuno che si prenda cura di te in tutto e per tutto, liberandoti da tutte le responsabilità che la vita ti mette di fronte.

Tim Burton non è più alla regia, come si è trovata con James Bobin?

Benissimo anche con lui. Entrambi sono due registi meravigliosi anche se diversi. Burton è molto più attento all’elemento visivo, Bobin invece cerca di trasmettere la sua prospettiva, c’è più senso dell’umorismo nei suoi film e con lui ho avuto un rapporto più diretto perché è più aperto al dialogo.

Nonostante abbia solo 26 anni, anche lei ha già un passato da regista.

Dirigere è molto divertente perché alla fine il prodotto è un qualcosa di veramente tuo. Quando sei un attore invece sei solo una tessera di un puzzle. Da regista puoi metterci la tua visione del film, del mondo, qualcosa che ti appartiene nel profondo.

A quale regista chiederebbe un consiglio?

Andrei da Rodrigo Garcia (con la quale ha lavorato in Albert Nobbs, ndr) oppure da Guillermo Del Toro (che l’ha diretta in Crimson Peak, ndr), è la persona più disponibile e deliziosa che conosca. In molti comunque si sono rivelati adorabili con me: Nicole Kidman ad esempio, mi ha detto più volte di chiamarla in caso di bisogno.

Tornando al film, qual è il messaggio di Alice attraverso lo Specchio?

Ce ne sono molti, ma credo che il più importante sia quello riferito al tempo. Non possiamo cambiare il passato ma solo accettarlo e andare avanti, sempre. Perché dal passato, in fondo, non si può fare altro che imparare”.

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