Interviste
 
Per fortuna Netflix, David Fincher e Kevin Spacey le hanno fatto cambiato idea.


LOS ANGELES – “Siamo degli assassini, Francis”, sussurra Claire nella terza stagione della serie House of Cards. Kevin Spacey (che per questo ruolo ha da poco vinto un Golden Globe e il Sag Award) e Robin Wright tornano, più cinici che mai, a essere i protagonisti del piccolo schermo nei ruoli di Francis e Claire Underwood, lui Congressman ambizioso e manipolatore, lei moglie perfetta, sofisticata ed elegante, capace di supportarlo in tutto e per tutto ed arrivare a sacrificare i propri sogni e interessi per la carriera di lui.

Signora Wright, House of Cards è una caricatura di Washington?

“No, non una caricatura. Diversi politici ci hanno detto che è proprio così, se vuoi ottenere qualcosa devi pestare i piedi a qualcun’altro”.

Anche a Hollywood?

“Sì, è uguale”.

Lei ci lavora da 30 anni, sta cambiando tutto? La televisione avrà il sopravvento?

“Non lo so, ma i film in cui lavoravo io, quelli con un budget tra i 5 e 20 milioni, sono spariti. Ora devi scegliere tra un film indipendente con budget ridottissimo che vedranno in quattro gatti o un blockbuster tratto da un fumetto Marvel”.

E quindi ha scelto la televisione.

“Sì, ma avevo dei dubbi. A dire la verità non volevo proprio fare televisione ma non trovavo ruoli interessanti altrove. E poi volevo lavorare con David Fincher e Kevin Spacey".



Alcune delle serie migliori sono ormai prodotte da canali non convenzionali. Com’è stata l’esperienza con Netflix?

“Netflix ci ha dato una libertà artistica senza precedenti. Non hanno tabù. Se lavori con la HBO è diverso, ti dicono anche per quanti secondi può andare in onda un bacio”.



Un suo parere sulle donne americane in politica”.

“Stiamo facendo progressi, il trenta per cento dei senatori è rappresentato da donne, ma non abbiamo neanche un Ministro. Forse abbiamo bisogno di una donna alla presidenza”.

A buon intenditor…

 

Marta Valier

 

 

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