Interviste
 
Il regista per la quarta volta sceglie Tom Hanks come protagonista dei suoi film.
(KIKA) - LOS ANGELES - Dal prossimo 16 dicembre arriverà anche in Italia il Ponte delle Spie, nuovo film diretto da Steven Spielberg che racconta una storia vera accaduta negli anni della Guerra Fredda: lo scambio di prigionieri tra America e Unione Sovietica.

Il regista, per la quarta volta dopo Salvate il soldato Ryan, Prova a prendermi e The Terminal, ha scelto Tom Hanks come protagonista del film.

Tom Hanks è una delle parti migliori della mia vita. Lavoriamo insieme e siamo amici da decenni" ha spiegato il regista, raccontando che Hanks era la scelta migliore per interpretare James Donovan perché l'avvocato "era un ottimo diplomatico e negoziatore ma era anche un pesce fuor d'acqua. Tom, inoltre, ha quella che chiamiamo l'integrità dell'uomo comune, onesta, autentica. Non deve fingere".



 

 Chi sarebbe stato la star se avesse girato questo film nel 1962, quando la storia è avvenuta?

"William Holden. Anche lui aveva quella integrità da uomo comune.”

Come è stato attratto da questa storia?

“Non sapevo che ci fosse una spia sovietica chiamata Rudolf Abel che lavorava da più di un decennio per l'Unione Sovietica. Non sapevo neanche che ci fosse un uomo chiamato James B. Donovan, un avvocato delle assicurazioni che prima però era stato procuratore associato al processo di Norimberga, richiamato in servizio per mostrare al mondo che rappresentiamo tutti. Questi temi morali mi interessavano, soprattutto dopo Lincoln. Si parla sempre di una singola persona che fa la cosa giusta, o cerca di farla, nonostante tutti gli ostacoli che incontra".

Rudolf Abel, interpretato da Mark Rylance, è un personaggio con cui il pubblico può rapportarsi nonostante sia il "nemico".

"Doveva essere così, non dice come Kruscev "vi seppelliremo". Sta solo svolgendo un lavoro per il suo Paese. Donovan lo capisce. E' un soldato della Guerra fredda. Mark lo ha interpretato con un grande agio. Invita il pubblico a guardare dentro di lui per scoprire i suoi segreti, e noi veniamo attirati dal suo personaggio. Restiamo così con una domanda che si basa sui nostri valori morali: vogliamo che ci piaccia o vogliamo impedirci di farcelo piacere troppo?".

Lei è cresciuto durante quel particolare momento storico, cosa si ricorda?

"Ero così sicuro che la guerra nucleare fosse imminente che un giorno ho riempito d'acqua tutti i lavandini e le vasche di casa. Pensavo che quando fosse arrivata la fine sarebbero state interrotte anche la fornitura d'acqua e di gas. I miei genitori erano a una cena e quando sono tornati hanno trovato i lavandini pieni d'acqua. Sono andato nel panico quando mio padre si è tirato su le maniche e ha tolto il tappo. Ho visto tutte le nostre risorse sparire. Non è stato un giorno felice per me."

Suo padre Arnold, che oggi ha 98 anni, ha vissuto una storia simile a quelle che raccontate nel film.

“Gary Powers era appena stato abbattuto quando mio padre era in Russia. Era in fila con altri ingegneri che dovevano controllare i resti dell'U-2 e della tuta di Powers. All'improvviso un colonnello decorato e una serie di persone in abiti civili, penso del Kgb, si sono avvicinati a mio padre e ai suoi colleghi e hanno chiesto i loro documenti. Li hanno dati al colonnello, che si è infuriato e ha urlato "Guardate cosa ci sta facendo il vostro Paese!". Mio padre sperava che gli avrebbero ridato i passaporti, e lo hanno fatto. Mi ha raccontato questa storia solo un anno e mezzo fa, quando ha saputo che stavo facendo questo film. Poi mi ha fatto vedere le foto dei resti dell'U-2".



Lei è riuscito a dare una prospettiva umana del conflitto nel suo film.

"Quando ero un ragazzo non la vedevo così: ero un teenager, andavo al liceo, ero terrorizzato dalla bomba. Jack Kennedy era appena stato ucciso, poi Martin Luther King, erano tempi in cui l'America pattinava sul ghiaccio sottile. Ci sentivamo insicuri, nonostante a cas ni fossimo uniti. Vedevo la Russia comunista come il nemico, mentre mio padre li vedeva come esseri umani che avevano  altrettanta paura di noi di quanta noi ne avevamo di loro. Diceva sempre "Non ti preoccupare di questo, non ci sarà mai una guerra, nessuno è così matto". Io, però, non gli ho mai creduto, mi sembrava che fossero tutti matti quando ero un ragazzo. Mi sembrava che gli adulti fossero i più matti di tutti e che avrebbero fatto qualcosa di stupido e malvagio per cominciare una guerra nucleare con l'Unione Sovietica. Come abbiamo scoperto oggi, è stata evitata per poco".

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