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L'attore interpreta il padre di Topolino in Saving Mr. Banks
Vent’anni. Walt Disney ci mise così tanto a realizzare uno dei film più popolari della storia della cinematografia hollywoodiana. Mary Poppins fu per il padre di Topolino una delle imprese più difficili. Ora quel lungo processo è raccontato in Saving Mr. Banks, uno dei film favoriti nella corsa agli Oscar e già forte di una nomination ai Golden Globes (a Emma Thompson come migliore attrice protagonista).

Il film, in uscita il 20 febbraio in Italia, vede protagonisti Tom Hanks nei baffi di Walt Disney e Emma Thompson appunto, che interpreta la scrittrice australiana Pamela L. Travers autrice della serie di libri che raccontavano le avventure della tata che ogni bambino vorrebbe avere accanto. Quelle avventure nascondevano un segreto legato alla vita della protagonista, segreto che verrà svelato nello svilupparsi del film.

Saving Mr Banks racconta dunque il lungo processo di realizzazione della pellicola, iniziato con una promessa fatta dallo stesso Disney alle figlie, che adoravano Mary Poppins. “Walt Disney faceva tutto per i figli – racconta Tom Hanks che ha avuto modo di studiare attentamente il personaggio che ha interpretato – la sua principale fonte d’ispirazione erano i suoi ragazzi. Anche la stessa Disneyland, il parco a tema nato negli anni Cinquanta a sud di Los Angeles, su pensato da Disney  perché non sapeva come far trascorrere i weekend alla sua prole. Anche nella costruzione del parco incontrò numerose difficoltà, ma Disney era un uomo estremamente determinato e riuscì sempre ad arrivare dove voleva arrivare”.

Se c’è riuscito con Mary Poppins.

“Si quello è stato uno sei suoi progetti più difficili. La tenacia con la quale superò gli infiniti no di Pamela Travers è stata leggendaria. Fece di tutto, accettò quasi tutte le condizioni che lei gli impose, la inseguì perfino in aero a Londra. Credo anche che lui si fosse fissato e l'avesse presa come una ferita all'orgoglio. Era Walt Disney, possibile che la Travers si ostinasse a dirgli di no e negargli i diritti per realizzare il suo film? Era il papà di Topolino e non era abituato a sentirsi dire di no”.

Anche quando disse di sì non fu una passeggiata.

“No. La Travers osteggiò ogni iniziativa che esulasse dal suo libro. Solo per miracolo ‘supercalifragilestichespiralidoso’ - che non era nel libro ma che è diventata la parola più rappresentativa della magia di quel film - non venne cancellata dal copione. Fu un’eterna lotta. E quando il film alla fine uscì la scrittrice fu così delusa dal risultato da negare per sempre qualsiasi altro diritto cinematografico per i suoi libri”.

Lei, fisicamente non somiglia molto a Disney.

Abbiamo studiato attentamente i suoi baffi. C'era una linea, una sagoma spigolosa, un'idea del volto e ci siamo arrivati giocando con le ciocche di capelli.  Non era importantissimo essere identico a lui. Walt Disney in quel momento della sua vita era già Walt Disney. Era l'artista e l’industriale compiuto, non il giovanotto visionario degli esordi.

Chi l’ha aiutata nella ricostruzione del personaggio?

Soprattutto la figlia Diane e uno degli amici storici di Walt, il compositore Richard Sherman, che vinse un Oscar nel 1965 proprio per la colonna sonora di Mary Poppins. Lui mi ha raccontato numerosi aneddoti su Disney e sul suo modo di fare. Non è stato facile riprodurre la sua immancabile tosse. Disney fumava tre pacchetti di sigarette al giorno e quando andava a trovare i suoi collaboratori negli studi di registrazione, racconta Sherman, si avvertiva la sua presenza fin già dagli ascensori.  Purtroppo è stato vittima del suo tempo e chi lo conosceva lo vedeva raramente senza una sigaretta in bocca. E' morto troppo giovane per un cancro ai polmoni.

Nonostante il successo non ha avuto una vita facile.

Da ragazzo ha vissuto esperienze al limite e quando da bambino, povero, d'inverno, consegnava giornali ha rischiato di morire assiderato più di una volta.

Tutto questo viene raccontato nel film?

Sì, e raccontiamo anche il rapporto con la famiglia d’origine, con il fratello Roy e con la a madre e il padre, che iniziarono a fare parte della sua vita non appena raggiunse il successo.

Lei è nonno. Ce li ha portati i nipotini a Disneyland?

Sì, proprio durante le riprese del film, e mi odiano ancora per quello. Ho messo mia nipote sulla giostra di Winnie The Pooh, pensando che sarebbe stata entusiasta, che avrebbe ricordato quel momento per sempre e invece no.  Era terrorizzata e ora sarà perseguitata per sempre dagli orsetti che girano e dal nonno che l'ha obbligata a quella tortura.

Andrea Carugati
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