Interviste
 
Lo avevamo incontrato per il remake di Le colline hanno gli occhi.


 

Wes Craven è morto all'età di settantasei anni nella sua casa di Los Angeles per un tumore al cervello.

Roportiamo qui, integralmente, l'ultima intervista che ci aveva rilasciato.

LOS ANGELES – Il maestro dell’horror Wes Craven ha dato in affidamento i suoi cannibali mutanti di “Le colline hanno gli occhi” al giovane regista francese Alexandre Aja per farne un remake hollywoodiano di tutto rispetto che arriverà sui nostri schermi il 12 maggio . “Ne è venuto fuori – ha affermato Craven - un film ancora più violento del mio. Io sono il produttore esecutivo del film, ma ho lasciato mano libera ad Alex. Sono intervenuto solo in fase di montaggio, velocizzando l’azione”. 

La storia però rimane la stessa. E’ quella dei Carter, una famiglia americana in viaggio in roulotte verso la California che decide di attraversare il deserto del New Mexico in una zona utilizzata, alcuni decenni prima, dal governo americano per esperimenti nucleari. Il loro mezzo però andrà a sbattere contro una roccia lasciandoli cosi a piedi in mezzo al nulla. O quasi. Tra quelle colline fatte di sabbia e roccia infatti abita una comunità di creature deformi che vive, giustappunto, derubando e mangiando gli sfortunati che si smarriscono in quei paraggi. “E’ la stessa storia vista da un altro punto di vista. Se Miles Davis reinterpretasse la canzone “This Must Be Heaven” di Rick Astely io vorrei ascoltarla. E’ la stesso testo, ma suonato da un artista differente”.

Ricorda come le era venuta in mente questa storia per il film originale del 1977?
"Certo, avevo scritto quella sceneggiatura pensando a una storia vera. Si narra infatti che nel Seicento la famiglia scozzese dei Sawnee Beane tendeva agguati ai viaggiaotri delle strade solitari dei loro villaggi, per ucciderli e mangiarseli. Re Giacomo I di Scozia aveva spedito 400 soldati per scovare questa famiglia che, unendosi fra consaguinei, era arrivata a contare quarantotto membri. Quando i Sawnee Beane sono stati catturati in una vera e propria caverna degli orrori, il re ha ordinato che venissero giustiziati nelle stesso modo in cui avevano ucciso le loro vittime. Non è pazzesco?".



Molte persone non riescono a guardare i film horror perchè hanno troppa paura, ha qualche consiglio a proposito?
"
Non esiste un modo facile per guardare un film horror. Questi, almeno i miei e quelli che piacciono a me, sono violenti. Punto e basta. A me interessa esplorare i motivi per cui una persona diventa violenta, quali sono i tasti che bisogna toccare in ognuno di noi per trasformarci in persone pronte ad agire in maniera davvero brutale. E’ quel che accade ai protagonisti di “Hills Have Eyes”. Uno di essi all’inizio si vanta di essere un democratico contro il possesso di armi da fuoco e avete visto che fine fa, diventa un vero sterminatore. Nel mondo la violenza c’è, che ci piaccia o meno. A me non piace, sia chiaro, ma per affrontarla devo farci un film".



C’è chi non riesce a vedere i film horror ma c’è anche chi ne va pazzo, perchè?
"La paura è una delle emozioni più importanti che abbiamo. La paura ci salva la vita, la paura ci blocca e la paura a volte va superata. Facciamo i conti con essa tutti i giorni, da quando nasciamo a quando moriamo. Ho avuto molte paure nella mia vita, soprattutto da quando, a soli sei anni, è morto mio padre. E da allora ne ho superate molte. Ora sono anziano, le uniche paure che mi rimangono sono quelle della malattia, mia e dei miei figli".

Lei ha mai dovuto smettere di vedere un film che le faceva paura?
Si, diverse volte

Davvero? Lei, il creatore di Freddie Krueger di “Nightmare” e della trilogia di “Scream”, ha avuto paura al cinema?
"C’è una cosa che non sopporto, la tortura. “Saw” per esempio è un film horror recente e, per i miei gusti, ci sono troppe scene di tortura. Ma il film che mi ha fatto uscire dalla sale prima che fosse terminato è stato “Le iene” di Quentin Tarantino. Il fatto è che, secondo me, Tarantino ci prendeva gusto a mettere in scena tutta quella violenza. Era quello, più che la violenza in sè, a darmi fastidio".

Lo ha mai detto a Tarantino?
"Si, perchè quando mi ha visto uscire dalla sala, ero all’anteprima, mi ha inseguito. A quei tempi lui non era ancora famoso come lo è adesso. Io ho visto un ragazzino magrolino che mi rincorreva chiedendomi come mai me ne stessi andando. E quando gli ho detto che non sopportavo tutta quella violenza lui era felicissimo. Si era allontanato da me urlando: ”E’ fantastico! Wes Craven non ha il coraggio di vedere il mio film”.



Secondo lei la tortura è sempre stata un elemento centrale dei film horror?
"No, è approdata sugli schermi americani dopo che abbiamo assistito agli orrori della guerra in Vientam. Ora mi viene in mente un’altra scena in cui stavo per andarmene. Guardavo “Apocalypse Now”  e la scena che mi ha fatto davvero tremare dentro è quella in cui il colonnello Kurt, ovvero Marlon Brando, racconta di essere andato in un campo per vaccinare dei bambini contro la polio e che, dopo aver lasciato il campo, un vecchio gli era corso dietro per dirgli che i vietcong avevano tagliato ogni braccio vaccinato. E’ puro orrore. Come è puro orrore quando su internet si trovano i filmati delle persone decapitate in Medio Oriente. A volte le scene violente sono del tutto gratuite".

Quando, invece, non lo sono?
"Nel film, per esempio, “La Passione di Cristo” di Mel Gibson. Ci sono stati dei momenti in cui pensavo che non sarei riuscito a sopportare un solo secondo in più, è davvero violento. Eppure mi è piaciuto. C’è un momento in cui Cristo, mentre soffre, volge uno sguardo di compassione nonostante il dolore e l’ingiustizia. Quello è stato il momento più bello di tutto il film ma apprezzarlo bisogna aver assistito a tutto il resto della pellicola. Guardare tutto il film è più difficile, ma solo cosi si capisce cosa voleva dire Gibson".

La censura americana ha rimbalzato per ben quattro volte il remake di “The Hills Have Eyes”, cos’è che non andava?
"Il problema è proprio che non sai mai cos’è che non va. Non esiste un criterio unico con cui i membri della MPPA, coloro che decidono se censurare un film, danno il loro giudizio. Abbiamo dovuto ripresentare il nostro film quattro volte e ogni volta è stato esaminato da un gruppo di persone diverse. Inoltre nessuno di loro conosce il linguaggio del genere horror. Comuque ci hanno fatto rendere meno esplicita la scena dello stupro".
Cosa ci dobbiamo ancora aspettare dalla sua fantasia?
"Sto lavorando a Las Vegas per uno spettacolo teatrale d’illusionismo insieme al mago irlandese Joe Daly. Qualcosa che non avevo mai fatto prima e che mi spaventa un pò".

©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultime in Interviste
News correlate