Interviste
 
Il regista compie 80 anni e parla del suo ultimo film Irrational Man
(KIKA) - LOS ANGELES - Ottant’anni, un film in uscita in italia, una serie televisiva in preparazione e un nuovo film già in postproduzione, che sarà pronto per il grande schermo nel 2016. Woody Allen è arrivato a questo nuovo traguardo dopo una vita passata dietro la macchina da presa: dopo alcune serie televisive negli anni Cinquanta, i primi film risalgono agli anni Sessanta e uno dei primi fra i più conosciuti, Il dittatore dello stato libero di Bananas, è del 1971. Eppure, solo pochi mesi fa aveva raccontato di essere sempre pessimista come quando era giovane.

Allen ha vinto quattro Oscar, i primi due per Io e Annie nel 1977, a poco più di quarant’anni: in quel caso era arrivato il premio sia per la regia che per la sceneggiatura del film interpretato insieme a Diane Keaton. Né in quel caso né alle vittorie successive, per la sceneggiatura di Hannah e le sue sorelle nel 1987 e per quella di Midnight in Paris nel 2012, Allen si è presentato alla cerimonia.
Questa è solo una delle contraddizioni che lo caratterizzano: durante la sua vita è stato sposato tre volte ed è stato accusato di molestie sessuali a minori da Mia Farrow, con cui è stato per più di dieci anni dal 1980 al 1991. Prima della fine della loro relazione, Allen aveva iniziato una relazione con Soon-Yi Previn, all’epoca 21enne e figlia adottiva di Mia Farrow. I due si sono poi sposati nel 1997 e stanno insieme da allora.

In Irrational man, che arriverà in Italia il 16 dicembre, Allen racconta di un professore che decide di uccidere un giudice che non conosce perché ha commesso un’ingiustizia.

“Credo che le persone ridano perché temono di perdersi qualcosa se non lo fanno. La gente vuole delle commedie da me e interpreta i miei film come comici anche se non lo sono. Qui non c’è quasi niente di divertente, ma la gente mi associa con le risate”.

Lei non recita in questo film, interpretato da Joaquin Phoenix, Emma Stone e Parker Posey. Tornerà anche sul set, davanti alla macchina da presa?

“Spero di sì, in quello che ho diretto quest’estate (con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart e Bruce Willis) non c’era una parte per me. Quando invecchi diventa un problema, quando ero giovane andavo bene per tutto quello che scrivevo, in pratica: potevo conquistare la ragazza, flirtare, essere l’eroe. A 80 anni, quando scrivo i miei film non riesco a trovare parti da interpretare. Non voglio interpretare un nonno o un usciere che dà al protagonista il numero di telefono della ragazza del coro. Non voglio interpretare lo zio buono alla festa di Natale. Vorrei, però, interpretare ancora una delle mie commedie perché penso che sarebbe divertente”.



 

 

Sembra, comunque, che lei possa avere qualsiasi interprete lei voglia: tutti vogliono lavorare con lei.

“Ci sono due fattori: gli do parti interessanti da interpretare, sono artisti e non voglio continuare a girare blockbuster. Vogliono recitare davvero in qualcosa. Vogliono, però, lavorare con me quando non hanno da fare parti più redditizie: se devono lavorare con me e gli offrono Jurassic Park preferiscono quello”.

Si sente più sicuro riguardo al tema della morte, che ha affrontato in tantissimi suoi film?

“Non si vince l’ansia, non si migliora invecchiando nonostante l’accettazione buddistica della cosa. Non peggiora, resta uguale. Se ti svegli nel cuore della notte a vent’anni pensando a quando morirai ti resta la stessa sensazione a sessanta e ottant’anni. Sei programmato per lottare per la vita, anche se non so dare una ragione logica. Preferirei non essere così, preferirei che la vita fosse diversa”.

Lei è stato in analisi a lungo.

“Non di continuo, sono stato in analisi a vent’anni, poi ho smesso per un po’ per poi tornare quando ero più vecchio. Ora vado una volta a settimana per ricaricare le batterie. Aiuta ma non quanto vorrei. Anni fa ho portato il clarinetto a riparare, due settimane dopo era pronto con alcune parti cambiate. Quando l’ho ritirato ho chiesto se il suono sarebbe migliorato e il tizio ha risposto “sì, ma non quanto vorrebbe”. È buffo, non si ha mai quello che si vorrebbe”.

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