venerdì, 11 marzo 2016

Beppe Accardi: “Ibra è il figlio che non ho mai avuto”

di Luca Giampieri
Storia del calciatore senegalese del Bologna Ibrahima Mbaye, adottato dal suo procuratore.

MEDOLLA - ESCLUSIVO - Ibra non è Ibra. Non quello noto ai più, s’intende. Dell’attaccante metà svedese e metà bosniaco non possiede la possenza muscolare, né la personalità tracotante. Eppure, a sentire il suo prossimo papà, Ibrahima – questo il suo nome per esteso – è uno che sa farsi rispettare. Anche se la prima volta che Beppe Accardi - 46enne procuratore calcistico - posò gli occhi su Ibrahima Mbaye - 21 anni, calciatore del Bologna“sembrava un pulcino bagnato appena uscito dal guscio”. Era il 2009, quando Ibra arrivò in Italia dal Senegal su soffiata di Accardi, agente FIFA ed ex difensore arcigno.

Circa due anni fa la proposta di adozione da parte di Beppe. “Ibra entrò nella mia rosa di giocatori e nella mia famiglia fin da subito. Quando non si allenava era sempre a casa nostra. La decisione di adottarlo fu condivisa da tutti con il massimo entusiasmo. Eloquente, nella sua semplicità, la risposta di Ibrahima: Sarebbe bellissimo, capo. A mettere il sigillo finale su una sceneggiatura fiabesca, le parole di Chico, papà biologico dell’astro nascente, che vive e lavora a Pavia: “Ibra, considera Beppe come un padre, perché quello che sta facendo per te non sono riuscito a farlo nemmeno io”.

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Al lieto fine manca davvero poco. La pratica per l’adozione è avviata, e trattandosi di adulto consenziente i tempi saranno più brevi rispetto all’iter classico, spiega il procuratore palermitano. Questione di mesi. Ma per la famiglia Accardi Ibra è già un figlio a tutti gli effetti. “Le mie ragazze, Talita e Naomi, lo adorano. La seconda, in particolare, è gelosissima: se una ragazza vuole uscire con lui deve prima passare il suo test”. Come sei anni fa, appena ha un attimo di tempo, Ibra torna a casa per stare con la sua nuova famiglia. Ibra mi ha insegnato cosa significa essere puliti. Da lui ho imparato a mantenere la calma quando le cose non vanno come dovrebbero. Io mi incazzo subito”. E Beppe cos’ha insegnato a Ibra? “A saper soffrire sul campo”. Già, ma sul terreno di gioco chi è più forte? “Io, senza dubbio”, ride.

LO STRATAGEMMA DEL NONNO PER RADUNARE LA FAMIGLIA

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