martedì, 1 settembre 2015

Vincenzo, da manager a insegnante di sostegno del figlio

di Chiara Bruschi
Grazie a una seconda laurea può assistere a scuola Giulio, il figlio affetto da autistimo.

(BARI) - Vincenzo D'Aucelli è il papà di Giulio, un 16enne affetto da autismo ad alto funzionamento. Vincenzo, laureato in Farmacia, dopo ben 31 anni come informatore scientifico, ha deciso di lasciare la sua carriera da 4000 euro al mese per dedicarsi completamente al figlio. Come? Tornando sui banchi di scuola per conseguire una seconda laurea, in Scienze della formazione con tesi sull'autismo, e poter fare da tutor personale nella classe del figlio all’Istituto tecnico commerciale di Bitonto (Bari), senza ricevere alcuna retribuzione. Ai bisogni economici della famiglia ora provvede la moglie, insegnante in una scuola materna. Quello di Vincenzo e Giulio è un caso unico in Europa.

Signor Vincenzo, come mai ha preso questa decisione?
“Perché oggi la scuola non è attrezzata per gestire il disturbo di mio figlio”.

Ci spieghi meglio.
“Giulio è affetto da autismo ad alto funzionamento. È un disturbo comportamentale che influisce sulla sua socialità, nei rapporti con compagni e insegnanti e per gestirlo è necessaria una formazione adatta e una profonda conoscenza del ragazzo. Bisogna capire il suo linguaggio e sapere come gestire le sue reazioni”.



E nessuno è stato in grado di farlo?
“No, nonostante pagassimo educatrici private e nonostante ci fossero gli insegnanti di sostegno. Cambiavano in continuazione, avevano poche ore in classe e non avevano la formazione adatta. Giulio è alto 1,75 metri, pesa 80 chili, e la sua rabbia è proporzionata… I bambini con questo disturbo vivono ai margini della scuola, e vengono lasciati fuori dalla classe”.

Nei mesi scorsi si è parlato di due bambini autistici costretti a rimanere fuori dall’aula. È successo anche a Giulio?
“Sì, alle medie era spesso fuori dalla classe, con la bidella”.

Perché?
“Veniva fatto uscire per il capriccio di troppo, la reazione eccessiva… E poi   didatticamente non era seguito. Come le dicevo prima, non lo interrogavano, per esempio, ma con me, di pomeriggio, studiava”.

Cosa è cambiato con la sua presenza?
“Tutto, direi. Sono il suo tutor dalla prima superiore e adesso Giulio fa normale vita di classe, non è isolato dagli altri: segue il programma didattico, lo interrogano, fa le verifiche, sta migliorando. E poi è felice”.

Come lo sa?
“Me lo dice lui, molto spesso. Continua a dirmi “Amico mio, sono felice”. Fra due mesi uscirà un mio libro con questo titolo. Sono parole sue”.



Dal punto di vista educativo, però, famiglia e scuola dovrebbero essere separate.
“Sarebbe stato più consono avere un educatore estraneo e l’abbiamo provato ma non ha funzionato. Diciamo che per altre problematiche la scuola è più preparata”.

 Quando vi siete accorti del disturbo di Giulio?
“Quando aveva circa due anni. Aveva difficoltà nel linguaggio, manie, tendeva a non guardarci in faccia e abbiamo iniziato le visite specialistiche”.

 Cosa si sente di consigliare ad altri genitori che vivono nella sua stessa situazione?
“Per prima cosa di non nascondere i propri figli, di avere il desiderio di farli conoscere agli altri. Loro hanno voglia di vivere questa vita e hanno il diritto di farlo. Noi non dobbiamo negarglielo solo perché la società è loro ostile. Dobbiamo avere il coraggio di non nasconderli. Giulio va in piscina 4 volte la settimana, fa ippoterapia, suona il pianoforte e la domenica andiamo al cinema”.

Come va in sala?
“Durante il film lui parla e racconta – sorride, ndr – ma non ci hanno ancora cacciati. Nessuno in sala si lamenta. Ci conoscono e ci vogliono bene”.

Qual è la materia preferita di Giulio?
“La matematica. È molto dotato”.

Guarda il video Maria Grazia Cucinotta per la giornata mondiale dell'autismo:

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Video di Chiara Bruschi e Massimo Rosi


 

 
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