lunedì, 26 ottobre 2015

Happyish: uno sguardo sulla infelicità

di Corrado Gigliotti
Quanta infelicità è causata dalla ricerca della felicità?
 

 

Happyish è una comedy- black americana ideata e scritta da  Shalom Auslander, una serie intelligente e non (troppo) banale. Nella prima puntata satira su tecnologia e paranoie moderne, un elfo animato che si spara in testa con un fucile, una vecchia elfa animata che viene posseduta da un uomo in carne e ossa, due genitori che dicono che il loro bambini di 5 anni è uno stronzo senza pari, un bellissimo dialogo sulla felicità, un’esaltazione di Al Qaida in quanto brand vincente, nonché dialoghi in cui ogni fucking confina con un bullshit.

Per dire.

Thom Payne (Steve Coogan) è un 44enne che deve confrontarsi con i nuovi giovanissimi direttori creativi della società di pubblicità in cui lavora, i quali cercano di portare all’interno dell’azienda un alone di fighettitudine da startup digitale. Questa ‘rivoluzione’ rimette in gioco la sua vita professionale spingendolo a riflettere sul significato di felicità: che poi lui sembra un ragazzo intelligente, perché non ci pensava anche prima? Non si sa.

Sua moglie Lee è un'artista che lotta cercando di destreggiarsi tra lavoro e maternità, e stavolta la maternità non vince a mani basse: i bambini possono essere insopportabili, e si può dire ( ed è terapeutico dirlo ). Il ruolo femminile, ancora più stereotipato nella condizione “mamma-moglie”, esalta le difficolta di Lee interpretata da una bravissima Kathryn Hahn

 

A differenza della già recensita “Satisfaction”, dove proprio la famiglia – tradizionale e convenzionale - è causa e sfogo delle frustrazioni esistenziali, in questa serie l’unione tra Thom e Lee, che cercano di vivere nel mondo senza farsi travolgere dalle sue assurde regole, è l’argine tra “normalità” (almeno apparente) e “patologia”.

Il fumo e le birrette insieme a fine giornata sembrano l’unico momento reale per cui valga la pena vivere, e un modo di rimarcare la differenza tra “i folli altri” e “noi”.

 

Tutto sommato una storia ‘romantica’, nella quale si dimostra che si può essere oltremodo realistici in modo sincero e non artificioso, senza giocarsi credibilità e forza; tutti i dialoghi trasudano disincanto ma mai traspare autocompiacimento, non c’è banalità nelle situazioni mostrate e un saggio distacco sembra l’unico rimedio a una realtà sempre più invadente e a cui tutti sono costretti a sottostare per sopravvivere.

C'è un sottofondo malinconico che accompagna ogni episodio, e lo stesso titolo traducibile con un “piuttosto felice”, è il riassunto perfetto dello stato d’animo dei personaggi.

 

Decisamente di stile britannico, la serie ha l’unico difetto di non salire l’ultima gradino nella scala del cinismo, e di non riuscire a sconfinare nel sarcasmo alla Shameless.

 

Godibile invece la tecnica narrativa degli intermezzi surreali, ancorché già deja-vu fin dai tempi della gloriosa “Ally Mc Beal”, e la trovata dei titoli degli episodi che citano il meglio e il peggio della storia dell’umanità.

 

Il pilot originale è stato girato con Philip Seymour Hoffman nel ruolo del protagonista, ma in seguito alla sua dipartita, la Showtime ha ingaggiato Steve Coogan per girare un nuovo pilot, con prima TV su Showtime dal 5 aprile 2015, ma non sarà rinnovata.

Arriverà in Italia? Nel caso, da seguire perché la sola scena fantasy della ‘Principessa’ Lee (http://is.gd/kV2ANH )
vale tutta la serie.

 

 

Hashtag #troppobritishperdurare


 

Voto 7

 

Corrado Gigliotti

Comunicatore, screen addicted, ha studiato con Carlo Freccero e Felice Rossello, se qualcosa è rimasto tra i neuroni potrebbe valere la pena leggerlo.

gigliocorrado@twitter.com
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