martedì, 23 dicembre 2014
Resurrection, quando a morire è solo l’originalità
Ancora un caso di morti non-morti in tv, poca fantasia per una serie comunque ben scritta
Morti, morti viventi come se piovesse! Sarà per esorcizzare l’ossessione dell’Occidente “forever young” questa moda dei morti che camminano declinati in tutte le salse?

Dopo i vampiri buoni e cattivi, gli zombie di tutti i generi e persino il remix della creatura del dr. Frankstein visto in Penny Dreadful, ecco a voi i morti nonmorti.

Meglio ancora del tessuto non tessuto, i morti nonmorti, comunemente detti “Ritornati”, sono indistinguibili dagli originali, salvo che si ripresentano dai parenti con quei 10/20/30 anni di ritardo rispetto all’ultima apparizione, generando un più che comprensibile moto di sorpresa. E in effetti uno dei punti meno convincenti della serie è questo: i vivi alla vista dei ritornati invece di tentare un esorcismo o scappare urlando mantengono un invidiabile self control. Reazione appena credibile per il primo ritornato nonché tra i protagonisti della serie, il bambino Jacob che la mamma accoglie senza farsi troppe domande (papà rimane sulle sue per qualche puntata in più), ma si sa che le mamme con i figli tendono a giustificare un po’ tutto, anche il fatto di essere deceduti 32 anni prima.

L’altro protagonista, il detective dell’immigrazione che recupera il suddetto bambino dal campo di grano cinese in cui si sveglia e lo riconsegna ai genitori, è Omar Epps, il Foreman di House, qui con i gradi di un agente del governo un po’ malvisto dai superiori.

Da questo punto in poi la storia si svolge in una cittadina molto Twin Peaks style, dove gli abitanti si chiamano per nome e lo sceriffo è il figlio dei proprietari della “vecchia fabbrica” – c’è sempre una vecchia fabbrica- e papà della dottoressa del paese. Come da prassi non tarderanno ad emergere le nefandezze del passato: un po’ perché quando i morti ritornano vuol dire che è rimasto qualche conto in sospeso, un po’ perché si sa che non c’è come essere circondato da parenti per avere la certezza che risentimenti e comportamenti saranno ricordati in eterno.

Anche il rapporto tra Ritornati e Veri Viventi si fa un po’ problematico, mentre il nostro detective cerca di tenere fuori dalla faccenda il Governo per preservare la privacy del suo amichetto Jacob e delle brave genti del luogo, Governo che invece ostinatamente si incuriosisce di questo fatto che i morti risorgano(!) e tende ad investigare e ad intervenire con metodi poco ortodossi e rispettosi.
Una saga familiare che coinvolge tutta la comunità, alcune nuove storie d’amore e la rinascita di altre relazioni che vengono dal passato emergono durante le indagini intrecciandosi a fatti di sangue completano il quadro della situazione.

Tutto sommato chi ha voglia di esercitare la sospensione dell’incredulità sui punti più deboli può guardare una storia coerente a sé stessa, ben scritta e ben realizzata. Da segnalare che qualitativamente rimane lontana parente della splendida serie francese Les Revenants ( condividono la stessa trama anche se pare che Resurrection non sia il remake ); l’atmosfera, la psicologia dei personaggi e il tono della serie francese sono ben più caratterizzati, ansiogeni e misteriosi. La serie americana è più prevedibile, forse realizzata con più mezzi, più generalista nel tentativo di piacere a tutti.

In ogni caso scrivere di Resurrection implica citare Les Revenants: per gli ovvi motivi già citati è sempre meglio non lasciare questioni in sospeso.

#frenchdoitbetter voto Resurrection 6

Voto Les Revenants 7
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