sabato, 13 dicembre 2014
Satisfaction: soddisfazione a metà per la serie di USA network
Buoni gli ascolti, probabilmente arriverà una seconda stagione
Parte bene e arriva così così Satisfaction, che nel pilot sembra  sfoderare una critica dissacrante alla way of life americana, con tanto di sbroccata del protagonista che litiga con un’odiosa hostess e abbandona l’aereo via scivolo d’emergenza, tra le ovazioni del pubblico (gli altri passeggeri, maltrattati nell’attesa del decollo che nemmeno trenitalia). Questo accade nel pilot, e in genere il pilot dà il mood alla serie, anche per quel patto non detto che si è stabilito tra gli spettatori e le case di produzione: io ti faccio vedere l’episodio pilota realizzato con tanto amore, tu mi dici se ti piace (con gli ascolti) e nel caso ti faccio sapere come va a finire la storia (realizzando la serie e/o le serie).

Invece il buon Neil Truman (interpretato da Matt Passmore), operatore finanziario sposato e con figlia, sembra voler partire alla scoperta di sé stesso e delle cause della sua latente infelicità tramite pirotecnica (e divertente) opposizione al “sistema”, salvo poi scoprire che se blocchi un volo in partenza avrai problemi legali e professionali (ma va?), dovrai scusarti in tribunale e anche in ufficio, non sarai simpatico a tutti (a qualcuno sì, però solo se sparigli le carte ma non troppo).

Della crisi esistenziale personale, e di valori sistemici, che si intravede nel pilot, rimangono gli incontri con un non ben definito guru orientale, che parla per enigmi e quindi non si sbilancia (si sa che gli enigmi vanno su tutto come il nero, soprattutto a posteriori).



La trama vira quindi su una banale storia di corna reciproche, festini particolari, prostituzione maschile; la di lui signora ha un toy boy che le riserva le meritate attenzioni dimenticate dal protagonista troppo preso dal lavoro, il suddetto protagonista si ritrova per un equivoco nei panni dello stesso toy boy e se ne dispiace molto per 10 secondi, salvo continuare il duro lavoro dove l’ha lasciato il suo collega soddisfacendo il parco clienti, anzi incrementandolo. Tutti cercano un brivido, ma si intuisce che la cosa più pericolosa che potrebbe capitare è incontrare il vicino di casa alle feste stile Eyes Wide Shut (ma di provincia) che la maitresse di Neil organizza per annoiati benestanti. Sullo sfondo le legittime crisi della figlia adolescente, e l’amore che tutto purifica, che si intuisce che alla fine trionferà tra la coppia traballante, non prima però che si siano esaurite le esplorazioni erotiche di Lui, di Lei, di un certo numero di comprimari, nonché del pubblico middle-class di cui il telefilm sembrava volesse farsi critica e che invece sceglie di compiacere narrando una trasgressione all’acqua di rose e acritica (compiacente?) al contesto sociale.



Occasione perduta ma telefilm tutto sommato godibile se non ci si lascia fuorviare dalle premesse, Stephanie Szostak che interpreta la moglie del protagonista è talmente bella da guardare che sembra troppo giovane per avere una figlia adolescente, e comunque in un caso simile la sospensione dell’incredulità si pratica volentieri.

O chissà, la famiglia del Mulino Bianco esiste davvero, le madri gareggiano con le figlie in quanto a bellezza e solo Banderas è capitato male con Rosita.

#pensavofossed’autoreinvecerauncalesse voto 6-

Una stagione su USA Network con buoni ascolti, probabile rinnovo.

Corrado Gigliotti
Comunicatore, screen addicted, ha studiato con Carlo Freccero e Felice Rossello, se qualcosa è rimasto tra i neuroni potrebbe valere la pena leggerlo.
gigliocorrado@twitter.com


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