domenica, 8 febbraio 2015
The missing, la serie che ridefinisce il concetto di angoscia
Il peggior incubo di ogni genitore in una serie che tiene incollati allo schermo
La famiglia perfetta non esiste, quando esiste succede qualcosa che la rende molto meno perfetta, e di fronte ad avvenimenti drammatici si scopre che forse non era tanto perfetta nemmeno prima.

E’ questo uno dei temi di fondo di The Missing, in onda da ottobre 2014 in Inghilterra su BBC One e da novembre 2014 negli Stati Uniti su Starz, e che ridefinisce benissimo il concetto di “angoscia” nel racconto televisivo.

Famigliola felice papà-mamma-bambino di 5 anni trascorre quella che sembra una serena vacanza nel nord della Francia, e che diventa un incubo nel momento in cui il piccolo Oliver scompare tra la folla, fagocitato dagli avventori di un bar in cui si stanno guardando i mondiali (la vicenda è ambientata nel 2006 ). Succede che papà e figlio sono a fare una passeggiata mentre la mamma è in stanza, succede che nella bolgia il padre lasci la mano del figlio per pagare la consumazione al bar, succede quello che è il terrore di tutti i genitori: il papà – interpretato da James Nesbitt- si volta, e il bambino non c’è più.

E’ solo l’inizio di un racconto dal ritmo serrato che prende alla gola, raccontato su due piani temporali: quello del 2006 concitato e drammatico e quello che si svolge 8 anni dopo, con tutto il portato che può avere avuto una vicenda simile nella vita dei genitori in questo arco temporale. Trait d’union dei due periodi il tormento dei due genitori per ogni banale decisione che li ha portati in “quel” momento in “quel” punto della Francia. Un crudele esercizio di sliding doors a cui i due non riescono ovviamente a sottrarsi. Di tanto crudo realismo si giova la narrazione, che riesce a rimanere interessante anche (soprattutto) nelle scene di flashback del 2008, quando si svolgono affannose ricerche che lo spettatore sa già non porteranno a trovare il bambino, ma mostrano il percorso psicologico della coppia e gettano le basi per seguire le indagini del 2014, che la caparbietà del padre continua a portare avanti a dispetto di quella che sembra l’evidenza dei fatti, e in cui il racconto si fa thriller alla massima potenza.

E’ in questo contesto, su cui aleggia l’ombra di reati indicibili e ovvi quando viene rapito un bambino, che si caratterizzano splendidamente i coprotagonisti, tra i quali si fatica a distinguere chi ha qualcosa da nascondere, chi mente, chi vuole aiutare. Anche il paesino che ospita la vicenda diventa di volta in volta comunità che si stringe intorno al dramma dei genitori o novello Twin Peaks che protegge i propri segreti. Il tutto con un realismo attento, coerente e verosimile che si alimenta anche della vicenda di cronaca di Madeleine Beth McCann, la bambina britannica scomparsa all'età di quattro anni nel 2007, mentre si trovava in una località di villeggiatura, in Portogallo, vicenda mai citata ma sempre sullo sfondo, invisibile ma presente.
Il prodotto finale è un affascinante pugno nello stomaco, l’incidente stradale da cui non si riesce a volgere lo sguardo, che tiene incollati davanti allo schermo fino al finale di stagione, peraltro degno del resto del racconto.

Rimaniamo fiduciosi che la seconda stagione “imposta” dagli ascolti non rovini quel realismo che è la cifra stilistica della narrazione ed elemento scatenante del pathos nello spettatore: ma su questo probabilmente possiamo fidarci dei cugini inglesi della BBC.

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Missing_(serie_televisiva)#Prima_stagione_2

#nonparlareconglisconosciuti

voto 7,5

Premiere Date: Oct, 2014

Inedita in Italia.

 

Corrado Gigliotti

Comunicatore, screen addicted, ha studiato con Carlo Freccero e Felice Rossello, se qualcosa è rimasto tra i neuroni potrebbe valere la pena leggerlo.

gigliocorrado@twitter.com
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