giovedì, 25 giugno 2015

Uomini, tremate, arriva Peggy Carter

di Francesca Scorcucchi
L'attrice anglo-americana Hayley Atwell è protagonista di Agent Carter
I fan del mondo Marvel sanno già tutto di lei. E’ per questa ragione che un qualsiasi indizio regalato al pubblico porterebbe a rivelazioni in grado di rovinare l’attesa. Ed è per questa ragione che la visita sul set della serie tv Agent Carter si trasforma in una sorta di 'rapimento' dei giornalisti che, praticamente bendati, vengono condotti in uno stanzino dove si terranno le interviste. E guai a parlare di quel che succede sul set!

Hayley Atwell ci raggiunge vestita con gli abiti di scena: un completo in lana verde oliva, dalle spalline pronunciate e i bottoni d’osso.

Hayley Atwell, alias Peggy Carter, racconta di precauzioni che nemmeno la Nasa: “Il livello di segretezza intorno alla storia che stiamo raccontando è incredibile. Funziona così: il giorno prima mi fanno leggere il copione. Il giorno prima, letteralmente. Poi, il giorno stesso delle riprese, ci fanno memorizzare le battute”.

E ci riesce? Non se le scorda?

Le rileggiamo man mano che giriamo e non è difficile, anzi, è eccitante e divertente, non puoi mai abbassare la guardia, non hai tempo per studiare bene i dialoghi e quindi non puoi rilassarti. E’ diverso da quello che un attore si aspetta di fare, e quindi è divertente”.

Avevamo conosciuto Peggy in Capitan America. La ritroveremo, nella serie, alla fine della guerra, quando il mondo è in festa per la ritrovata pace e lei, al contrario, è distrutta dal dolore della perdita dell’amato Steve e deve combattere una personale battaglia professionale: in un mondo maschilista e misogino, gli uomini tornati dal fronte vogliono riprendersi i posti chiave, e Peggy deve lottare per rimanere salda al comando della SSR (Strategic Scientific Reserve, agenzia di ricerca scientifica dell’esercito americano).

Cosa colpisce è la profonda vicinanza alla realtà che la storia dell’agente Carter propone ad un pubblico, quello dei fan della Marvel, abituato a donne dotate di superpoteri e fasciate in attillate tute di latex.

“E’ proprio questo che mi ha affascinato del mondo di Peggy. Lei è una di noi, una con la quale ci si può confrontare. Semplicemente, è una versione un po’ sopra il livello standard di un normale essere umano. Lei supera se stessa e la media dell’umanità, non perché possiede qualche superpotere, per la sua etica del lavoro e il suo calore umano.

La signorina Peggy Carter è un tipo piuttosto al passo con i tempi per gli anni Quaranta. Allora le donne erano davvero relegate ai compiti di moglie e madre.

Non è del tutto vero. Sto leggendo un libro, dal titolo “Donne in tempo di guerra” e non c’è molta differenza fra quelle donne, anche quelle che hanno vissuto durante la Prima Guerra Mondiale, e le donne di oggi. Avevano ruoli attivi nella società e anche nella causa della guerra. Oltre ad assolvere al ruolo importantissimo del soccorrere e curare i feriti al fronte, decifravano codici segreti ed erano ottime spie. Peggy non è poi così fuori dal tempo.

Infatti, in molti casi, le donne erano migliori spie degli uomini.

Potevano usare la loro sessualità per carpire segreti. Spesso erano una trappola per gli uomini, inoltre per tanto tempo alle donne si è associata solo un’immagine di innocenza e dolcezza, e così spesso riuscivano a prendere in contropiede.

Qual è il punto di forza di Peggy Carter?

La sua ostinazione, la caparbietà con cui determina il suo destino, nonostante il costo, emotivo e personale. E’ una donna che ha perso molto, che ha perso il suo Steve. E’ una donna con tanta rabbia dentro, ed è per questo che investe così tanto nel suo lavoro. Per lei è diventata una faccenda personale.

E lei come se la cava con le armi e con le scene d’azione?

Sono bravina direi, ho fatto molto teatro fisico e da ragazza giocavo a rugby. Nonostante il mio aspetto curvilineo sono sempre stata un ragazzaccio. E poi le scene di lotta hanno un particolare fascino, sono coreografie, è come danzare.

Venendo al lato più femminile. Le piace la moda di allora, degli anni Quaranta?

Moltissimo. Mi piace la moda in generale ma quell’epoca ha un fascino particolare. E poi i miei abiti vengono fatti su misura, con stoffe e accessori del tempo. Li vede questi bottoni? Sono vintage, importati da Parigi. Quando indosso questi abiti vedo mia nonna, che non si sporgeva nemmeno sul balcone se non era completamente truccata. Noi ragazze di oggi tendiamo a uscire esattamente come siamo scese dal letto. Allora c’era più eleganza e più grazia.

A proposito di famiglia, lei è crescita fra l’Europa e gli Stati Uniti.

Sono cresciuta a Londra ma ho sempre passato le mie estati nel Missouri, da mio padre. Il mio accento è inglese, ma io mi sento un'americana che vive in Inghilterra. Festeggio tutto, gli americani festeggiano molto di più: Natale, 4 luglio, festa del Ringraziamento.

E' cresciuta in una famiglia non convenzionale. Sua madre era una ‘motivational speaker’ e suo padre uno sciamano, un nativo americano.

E' stato un grande dono crescere in una famiglia così. I miei genitori mi hanno insegnato a pormi molte domande, ad essere aperta e a provare il più possibile a non giudicare nessuno. In un mondo pieno di strutture sono cresciuta non avendone, e questo è stato molto utile per la mia professione, perché non sai mai quando ti arriverà il prossimo lavoro, e dove sarà.

A proposito, non ha paura delle etichette? Hayley Atwell = Peggy Carter? Spesso è difficile poi scrollarsi di dosso certi personaggi...

No, anzi, vedo Peggy come un’opportunità. Un progetto di Marvel ti da molta visibilità, ti fa conoscere a un gran numero di produttori e registi.

La prima stagione di Agent Carter arriverà in Italia in autunno.
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