Cultura
lunedì, 30 novembre 2015

MARTY: Arriva da Stanford la macchina che si guida da sola

di Matteo Ghidoni
Calcola precisamente spazi e derapate, reagisce agli impulsi più velocemente di un umano.
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(KIKA) - STANFORD - Se abbiamo intenzione di costruire un’auto che si guida da sola, perché non farlo con un certo stile?

Questo è stato il pensiero di Chris Gerdes, professore di ingegneria meccanica, quando lui ei suoi studenti dell’Università di Stanford hanno deciso di trasformare una Delorean del 1981 nel banco di prova del loro ultimo progetto di ricerca sui limiti fisici della guida automatica.

L'ultima nata nella flotta del team di ricerca si chiama MARTY, acronimo di Multiple Actuator Research Test bed for Yaw control. Si tratta di una vettura elettrica in grado di guidarsi da sola e calcolare precisamente le derapate. Per costruirla sono stati spesi solo 22 dollari.

"Vogliamo progettare veicoli automatici in grado di prendere le misure necessarie per evitare un incidente", ha detto Gerdes. "Le leggi della fisica si limitano a calcolare quello che la macchina può fare, ma il software dovrebbe essere in grado di prevedere e gestire ogni possibile manovra”.

Per quanto riguarda la possibilità che simili auto circolino nelle nostre città, ci sono ancora diversi ostacoli da superare: al momento il limite maggiore sembra quello della sicurezza. Esistono già modelli di automobili in grado di rimanere nella propria corsia o mantenere una distanza di sicurezza e le case automobilistiche tendono verso una maggiore automazione del settore.  La guida automatica però è una questione più che mai aperta.

Cosa succederebbe se in caso di emergenze o ostacoli improvvisi, fosse necessario un tempestivo intervento umano, come una sterzata o un cambio di direzione improvviso? Come è possibile mantenere sempre alta l’attenzione di chi è a bordo del veicolo?

Google sta spingendo molto verso l’automazione delle automobili e ritiene che sarebbe meglio lasciare il controllo alla macchina. I prototipi di ultima generazione hanno sensori che rispondono più velocemente degli essere umani agli imprevisti. Gli umani però sono in grado di capire le situazioni e intervenire nel modo più appropriato. Probabilmente la soluzione sarebbe trovare una formula per cui uomo e macchina possano collaborare, non in maniera subordinata ma sempre di più alla pari.

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