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giovedì, 27 Giugno 2013

Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose

di Tiziano Marino
Tanti i casi di legami scomodi tra calciatori e personaggi del mondo malavitoso
Antino massei, Giuseppe Sculli, Gaspare Galasso - Palermo - 27-06-2011 - Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose Gaetano D'Agostino - Cortina d'Ampezzo - 16-07-2010 - Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose Diego Armando Maradona - Buenos Aires - 27-06-2010 - Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose Fabrizio Miccoli - Milano - 22-02-2010 - Da Maradona a Miccoli, quando le amicizie sono troppo pericolose
Da Maradona e Totò Schillaci ai più recenti Sculli, D'Agostino e Miccoli. Il capitano del Palermo è solo l'ultmo della serie. Prima di lui, infatti, anche altri suoi colleghi erano già stati accostati a personaggi legati al mondo malavitoso.

Fabrizio Miccoli i suoi problemi li deve all'amicizia con Mauro Lauricella, figlio del boss della Kalsa Antonino, arrestato nel 2011.

Il primo, però, fu Diego Armando Maradona. Il Pibe de Oro venne citato dall'ex capo del clan di Miano, ora collaboratore di giustizia, Salvatore Lo Russo che dichiarò: "Diventai molto amico di Maradona che frequentava spesso casa mia".

Nel maggio del 2008, invece, Totò Schillaci fu chiamato a deporre come teste dell’accusa in un processo alla cosca mafiosa della Noce, ma diede forfait per due volte, non presentandosi in aula.

Lo scorso marzo c'era anche il padre del giocatore di proprietà della Lazio Giuseppe Sculli, Francesco, funzionario del Comune di Bruzzano Zeffirio e genero del boss 'ndranghetista Giuseppe Morabito, tra i 20 arrestati dalla Guardia di Finanza di Reggio Calabria.

Nel processo d'appello per concorso esterno in associazione mafiosa a Marcello Dell'Utri, il procuratore generale Antonino Gatto citò un episodio legato al centrocampista del Pescara Gaetano D'Agostino, allora 12enne. Secondo Gatto, infatti, il padre Giuseppe si rivolse ai boss mafiosi Filippo e Giuseppe Graviano che chiamarono Dell’Utri per ottenere che il ragazzino venisse visionato dai tecnici della squadra rossonera. Era il 1994.

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