mercoledì, 23 Novembre 2016

Shooter, storia di pseudoeroi, amici, amori e vendette

di Corrado Gigliotti
Di sfondo i pilastri americani: famiglia, religione e armi
(KIKA) Il clichè narrativo è già conosciuto: abbiamo uno pseudo eroe bravissimo a fare qualcosa. Mentre fa questo qualcosa il suo migliore amico viene ucciso. Il nostro pseudoeroe si convince che è stata colpa sua e smette di fare quello in cui è bravissimo. Si tormenta e soffre fino a che (quasi sempre grazie ad una donna, è per questo che la chiamano “fiction”) trova un discreto equilibrio. L’equilibrio viene poi rotto da un qualcosa che lo spinge a tornare alla sua attività, con lo sprone segreto di vendicare l’amico defunto.

Ecco qui, in breve il plot di tanti successi televisivi e cinematografici, ed ecco in breve anche la trama di Shooter.

A fare da sfondo abbiamo inoltre tre pilastri della cultura americana: la famiglia , la religione e le armi.

Mi spiego meglio. Bob è un marine, ex cecchino, però è un buono, va a caccia, sì, ma libera anche i lupi dalle trappole dei bracconieri. Vive in una casa di legno, con moglie bionda e comprensiva e bambina, bionda anche lei, che recita la preghierina prima di ogni pasto e alla quale racconta le azioni di guerra come se fossero favolette della buona notte. Inoltre parla con una gallina preparando biscotti…ah no scusate, era iniziata la pubblicità.

Però l’atmosfera iniziale è quella.

Ha un capanno che è un arsenale, ma non importa, i tempi in cui faceva il cecchino sembrano dimenticati. In realtà non lo sono¸ Bob ha un peso sulla coscienza ( appunto ), in una missione andata male la perdita di un caro amico lo spinge ad abbandonare e a ritirarsi dall’attività. E’ contattato dai servizi segreti ( appunto ) e spronato a rispolverare fucili e mirini per sventare un probabile attentato al Presidente. Spinto da voglia di rivalsa torna al lavoro, studia il caso, si allena sparando alle zucche, e quindi noi assistiamo a quanto possa essere affascinante il mondo della balistica. Quasi quasi sembra uno sport simpatico, innocuo, impegnativo sì, ma in fondo sono solo zucche.

Invece “un proiettile è per sempre” e al Presidente sparano davvero. Il nostro eroe ha fallito. I calcoli erano errati…oppure no?? Bob diventa il primo indiziato e improvvisamente un fuggitivo.

Tratta dal romanzo Point of impact di Stephen Hunter e dal film omonimo del 2007, la serie è incentrata sulla figura affascinante del cecchino lucido e razionale in fuga da poteri forti e complotti, prima da un passato pesante e poi da un presente banale, purtroppo oltre che nella trama anche nella realizzazione del prodotto.

Ci vorranno un po’ di mortiammazzati ma probabilmente alla fine il bene trionferà, intendendo per “bene” un governo libero da cattivi complottisti al servizio leale di un’ “America great again”…ebbene sì, il tono è un po’ quello.

Complessivamente il trapianto da film a serie tv si salva per la tenuta delle parti in cui si limita ad essere un buon thriller, d’altro canto la qualità delle serie Tv americane si è così elevata negli ultimi anni che decidere dove investire il proprio prezioso tempo/tvshow è questione di gusti personali e bilanciamento “interesse vs relax”…fate il vostro gioco!

Prodotto da Bonaventura Pictures, Leverage Entertainment, Closest to the Hole Productions, Paramount Television, Universal Cable Productions e distribuito settimanalmente a partire dal 15/11/2016 da USA Network negli Stati Uniti e a partire dal 16/11/2016 da Netflix in Italia.

Hashtag ##retoricaisthenewblack

voto 6+



Corrado Gigliotti

Comunicatore, screen addicted, ha studiato con Carlo Freccero e Felice Rossello, se qualcosa è rimasto tra i neuroni potrebbe valere la pena leggerlo.

gigliocorrado@twitter.com
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