Visti per voi
 
Un messaggio politico dietro l'azione del super soldato Cap
“Per costruire un mondo migliore a volte occorre ridurre a pezzi quello vecchio”.  Capitan America torna al cinema e lo fa regalando agli spettatori il film d’azione che il pubblico si aspetta, ma anche un certo messaggio politico.

La frase di cui sopra è pronunciata da Alexander Pierce, uno dei personaggi in chiaroscuro di questo nuovo capitolo della saga,  interpretato da Robert Redford, attore che difficilmente si scomoda se dietro a calci pugni e ceffoni non c’è un discorso più profondo. E così è, infatti. In questo secondo film, dedicato al famoso super soldato che la Marvel creò negli anni della Seconda Guerra Mondiale a scopo propagandistico,  Steve Rogers  deve combattere con un nemico molto meno evidente e per questo molto più pericoloso: una rete di intrighi e complotti e un fantasma: il temibile Soldato d’Inverno.  “Nel 1940, Steve aveva ben chiaro in mente chi era buono e chi cattivo. Ora è tutto diverso, c’è un’enorme area grigia sulla quale egli è costretto ad operare”, spiega Chris Evans che torna nei panni del coraggioso soldato.

I cambiamenti del mondo hanno, in questo secondo capitolo, un tremendo effetto sullo stesso Steve/Capitan America, che si trova combattuto. Non è più così chiaro dov’è il bene e dov’è il male.

Come si distinguono i buoni dai cattivi? Dice Falcon a Cap, e questo risponde: se ti sparano addosso sono i cattivi.

Non proprio il solito film tratto da un fumetto.
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