Visti per voi
 
Al Piccolo di Milano, il testo di Paolini, rivisitato
(KIKA) MILANO - Una lettera d’amore a Venezia, il racconto della sua storia, dei suoi problemi,  della sua particolarissima vita. E’ stato questo Il Milione, sottotitolo quaderno veneziano, che Marco Paolini ha portato al Piccolo Teatro di Milano, subito dopo aver presentato un altro dei suoi spettacoli, Itis Galileo.

Il Milione non è uno spettacolo nuovo,  la prima rappresentazione risale al 1997 e per questa rimessa in scena l’autore di successi come Vajont e Ausmerzen - Vite indegne di essere vissute, ha cambiato poco. Solo l’inizio dello spettacolo, quando arriva in bicicletta e ironizza sulle rotonde che punteggiano il paesaggio da Venezia a Milano “Finalmente gli scultori vendono qualcosa”.

Poi inizia il racconto della Venezia descritta da un bellunese,  uno di campagna, per dirla come i veneziani apostrofano chiunque non viva in laguna.

Il racconto di Venezia, dei suoi canali (“Quella che scorre nei canali a Venezia non è acqua, è un brevetto della Montedison”) , dei ponti, dei campi ("Venezia è il contrario di Siena, dove c’è un campo e tante piazze, a venezia c’è una piazza e tanti campi"),  del “collo di imbuto del turismo mondiale: il ponte di Rialto”, e naturalmente del suo più illustre cittadino, Marco Polo. “Uno che non era come Colombo,  che dove andava conquistava. Marco Polo mangiava cinese, si adattava, nessuno avrebbe saputo dei suoi viaggi se non avesse scritto un diario”.

Un racconto di storia e un racconto d’amore, quello di Paolini su Venezia, un po’ in dialetto e un po’ in italiano, un po’ ironico e un po’ struggente. Alla maniera di Paolini insomma, uno dei migliori animali da teatro viventi. Chi, se non lui, riesce a reggere due ore e mezzo di monologo, interrotto solo da un intervallo di dieci minuti?.
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