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Doveva essere il film del suo ritorno, è il film uscito postumo

A Vederla recitare in Sparkle, bella e brava - perché Whitney Houston, oltre ad essere una cantante talentuosa, sapeva anche recitare - resta difficile accettare la sua morte, dipinta come l'ultimo gradino di una strada in discesa ripida, fatta di alcool e droga.

Sparkle
, diretto da Salim Akil e remake dell'omonimo film del 1976 esce questo fine settimana negli Stati Uniti, per arrivare in Italia il 14 settembre. Racconta la vera storia della band femminile Supremes (la stessa, della famosa casa discografica Motown, che è stata raccontata anche nel musical Dreamgirls) e per l'Hollywood Reporter il film è migliore dell'originale del 1976. La Houston, deceduta lo scorso 11 febbraio, interpreta Emma, la madre delle sorelle che formeranno la band e, rispetto all'analogo ruolo nel film originale, è una figura di maggior successo.

Cantante anche lei, anche se solo nel coro gospel della locale chiesa, la madre delle ragazze tende ad essere scettica sul possibile successo delle figlie, sottolineando spesso come il suo passato fallimento debba funzionare da monito per le loro possibili delusioni. Una buona interpretazione quella della Houston, che del film è stata anche produttrice esecutiva. "Doveva essere il film del suo ritorno sul grande schermo, ed invece è la pellicola che verrà ricordata come l'ultima della talentuosa artista", sottolinea Todd McCarthy, del quotidiano di spettacolo californiano.

Intanto Hollywood dedica alla cantante una mostra che ha aperto i battenti in queste ore al Grammy Museum di Downtown LA. La rassegna, dal titolo Whitney! Celebrating The Musical Legacy of Whitney Houston, mette in mostra cimeli, abiti, fotografie, video, tutti di proprietà della famiglia, oltre che i premi vinti dall'artista, compresi i sei Grammy, i grammofonini d'oro da lei ottenuti nel corso della sua carriera.
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